(di Francesca Romana Riello). Videosorveglianza nelle scuole, famiglie in piazza: il presidio nasce dopo il caso della scuola dell’infanzia finita sotto sequestro
Domenica mattina diversa dal solito in piazza Cittadella.
Madri, padri, nonni. In mano, quasi tutti, un palloncino bianco. Qualcuno lo ha legato al passeggino del figlio, altri lo tengono stretto mentre parlano tra loro.
Nessun megafono. Nessun coro.

Un silenzio che dice molto
La richiesta però è chiara: introdurre sistemi di videosorveglianza negli istituti scolastici.
Il presidio nasce dopo quanto accaduto in una scuola dell’infanzia del centro, dove una tirocinante ha denunciato presunti maltrattamenti ai danni dei piccoli ospiti, tra i 9 mesi e i 3 anni. L’istituto è stato posto sotto sequestro e la magistratura ha avviato un’indagine. Il resto lo diranno gli atti.
In piazza, però, il clima è quello di chi si è sentito colpito.
«Portiamo i nostri figli in un posto che dovrebbe essere sicuro», dice una madre. Non alza la voce. «Non vogliamo vendette. Vogliamo garanzie».
La parola che circola è sempre la stessa: prevenzione.
C’è anche un’educatrice. Non si nasconde dietro formule.
«Le telecamere tutelerebbero anche noi insegnanti da situazioni scomode. Se lavori bene, non hai nulla da temere».
Un passaggio che molti condividono. Perché la richiesta, spiegano, non nasce contro qualcuno ma “per” qualcosa.

Videosorveglianza nelle scuole, famiglie in piazza
Nei giorni successivi alla chiusura della scuola è partita su Change.org una petizione che ha già superato le 26 mila firme autenticate. Le adesioni arrivano anche fuori città.
Il testo non riguarda soltanto nidi e scuole dell’infanzia. Si parla anche di Rsa. La tutela delle persone fragili, dicono i promotori, non può fermarsi a un singolo episodio.
«Se arriviamo a 50 mila firme autenticate possiamo depositare una proposta di legge di iniziativa popolare», spiega un genitore. È la soglia prevista per presentare il testo alla Camera. Poi sarà il Parlamento a decidere se e come discuterlo.
Intanto, in piazza, il ragionamento è più semplice: meglio uno strumento in più che un dubbio in più.
Non tutti però la pensano allo stesso modo. Il tema della privacy torna ogni volta che si parla di telecamere a scuola: gestione delle immagini, accesso ai filmati, tutela dei minori. Questioni che non si risolvono con uno slogan, qui, però, lo slogan non c’è.

Sicurezza e fiducia, sono il punto vero
L’inchiesta farà il suo corso; ma chi era in piazza guarda avanti.
«La fiducia è tutto», dice un padre mentre il figlio corre qualche metro più in là. «Se si incrina, non è facile rimetterla insieme».
La richiesta è concreta: regole chiare, controlli definiti, responsabilità precise. Non un controllo permanente, spiegano alcuni, ma un sistema che possa intervenire quando serve.
La manifestazione si chiude come era iniziata: senza tensioni.
Le famiglie si allontanano a piccoli gruppi, restano i palloncini bianchi che si muovono sopra la piazza.
E resta una domanda che non riguarda solo questa scuola.
Come si protegge davvero chi non può difendersi da solo?

