L’uscita del Presidente della Regione Stefani che a Verona non ha nominato neanche un veronese a capo delle aziende sanitarie
Il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha avuto un’idea destinata a far parlare: vorrebbe che i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie del Veneto diventassero i “Sindaci della Sanità, vicini alla gente e attenti ai loro territori”.
Ha riassunto la mission dei nuovi Direttori Generali della Sanità Veneta, presentandoli oggi alla Stampa a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia, affiancato dall’Assessore alla Sanità, Gino Gerosa.

Una buona idea. Che appare però in contraddizione con i criteri seguiti nelle nomine.
Un sindaco, per essere ‘riconosciuto’ dalla comunità che deve amministrare, deve appartenere a quella stessa comunità. Nel momento in cui è estraneo ad essa, pur dotato delle migliori capacità politiche o gestionali, rischia di essere qualcosa di avulso dal contesto sociale in cui è chiamato ad operare.
Come si fa ad essere sindaci della sanità se manca il legame con il territorio?
Almeno a giudicare da quel che avviene nella provincia di Verona, dove a capo di nessuna delle due aziende sanitarie, né di quella territoriale – la Ulss 9- né di quella ospedaliera-universitaria, è stato nominato un veronese.
Evidentemente perché fra i suoi 928.622 abitanti non c’è nessuno dotato delle capacità e della professionalità necessaria per farlo.
Allora proprio per questo suona molto stonata l’uscita di Stefani quando dice che i Direttori Generali devono essere “i Sindaci della Sanità”. Perché, stando proprio ai criteri che ha seguito per nominarli, pare che il legame con il territorio non lo abbia tenuto in conto minimamente. Almeno per quel che riguarda Verona.
