Risale dal 15° al decimo posto e si interroga sul futuro
(s.t.) Verona recupera competitività e guadagna posizioni nell’indice di competitività territoriale, salendo dal 15° al decimo posto tra le 107 province italiane. Il miglioramento progressivo degli ultimi dieci anni rilancia il Progetto2040 che punta a rendere più competitivo il territorio. Anche la squadra dei promotori si allarga: insieme agli ideatori – Confindustria e i costruttori di Ance – si schierano la Camera di Commercio, la Fondazione Cariverona e gli organismi di rappresentanza dell’economia locale: da Confcommercio a Casartigiani, Confartigianato e Coldiretti.
“Occorre rafforzare la rete e progettare interventi che valutino rischi, costi e benefici attesi in una prospettiva di lungo periodo. L’obiettivo è costruire una Verona attrattiva, inclusiva, ospitale e forte perché aperta al futuro”, sintetizza Carlo De Paoli, vicepresidente di Confindustria Verona incaricato proprio dello sviluppo delle infrastrutture e del progetto (a questo link il sito dell’iniziativa con tutti i particolari). “Bisogna rimettere in movimento pezzi della città fermi da troppo tempo, creare infrastrutture e collegamenti per la mobilità, affrontare la questione abitativa, l’ambiente, la formazione, la crescita demografica che si basi su lavori interessanti e attraenti. Ma anche trattenere i giovani talenti per rendere Verona un ecosistema di richiamo, per esprimere progettualità e impegno. Per costruire oggi la Verona del futuro occorre lavorare insieme e prendere le decisioni giuste anche con i decisori politici”, conclude De Paoli, ricordando che già nel 2007 da presidente dei Giovani di Confindustria aveva lanciato lo slogan “La Verona che vogliamo”, mettendo la volontà di riuscirci al posto del solito desiderio “…che vorremmo” .
Imprese e politica coordinate sulla road map
Lo stesso spirito espresso da presidenti e rappresentanti dei promotori, declinato secondo visioni e necessità che oggi possono evolversi da ipotesi futuribili in progetto condiviso. A patto che ci sia una politica (locale ma di ampio respiro) capace di raccogliere il suggerimento e farne una road map per la competitività. Lo hanno detto dal palco della Camera di Commercio Michele Bauli e Carlo Trestini, Giuseppe Riello, Paolo Arena e Bruno Giordano, Devis Zenari e Alex Vantini che hanno ripreso e calato sulle effettive esigenze di Verona la sempre accurata analisi di Lorenzo Bellicini, direttore del centro di ricerche Cresme che ha presentato lo stato aggiornato dell’economia e della società veronese, la sua forza e le criticità, i pilastri che sostengono da sempre il sistema e quelli che vanno consolidati per trasmettere alla realtà una visione di futuro. (La ricerca è illustrata nei principali dettagli nell’articolo a questo link sul nostro giornale)


Impossibile riassumere tutte le indicazioni emerse, ma bastano i riferimenti alla ripresa nel dopoguerra con la transizione dall’agricoltura all’impresa per capire dove, come e su che cosa investire. E la parola chiave che non può essere che il coraggio: non accantonare le risorse tradizionali ma rinnovarle e tenere il passo con sfide sempre più impegnative. Cresce poi la necessità di rendere concreta e incentivare la partnership pubblico-privato, per liberare le energie e incanalarle verso nuovi obiettivi.
Futuro, strategie di sviluppo e infrastrutture hanno stimolato l’interesse dei sindacati, che hanno trasmesso l’esigenza di “ragionare su programmazione, partecipazione e responsabilità condivisa, mettendo al centro lavoro, qualità dell’occupazione, sicurezza, sostenibilità sociale e ambientale tra tutti i soggetti economici, sociali e politici”. Per Cgil, Cisl e Uil tutti i temi emersi rimandano a un coordinamento tra enti locali, Regione e governo, un’autentica governance per il territorio. “Gli investimenti infrastrutturali vanno accompagnati da buona occupazione, stabile e tutelata, ma anche da formazione di competenze per sostenere la transizione digitale e green”, dicono, condividendo la visione di “politiche abitative e di welfare per rendere la città accessibile e inclusiva, oltre a una mobilità sostenibile che migliori la qualità della vita e riduca le disuguaglianze territoriali”.


In conclusione spiccano però su tutti due temi chiave. Il primo richiamato da Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona, riguarda i giovani: cosa cercano, di cosa hanno bisogno quando si progetta il futuro del territorio e dello sviluppo? “Bisogna chiederglielo direttamente, prima che portino le loro competenze all’estero. Vogliono sentirsi utili per ridisegnare una società in cui non si riconoscono più”, dice Giordano. “Cercano formazione, opportunità, un lavoro attrattivo, più strutture offerte dal territorio, spazi in cui conoscersi, e poi venire stimolati per confrontarsi in una società che cambia”.
Di questo cambiamento si fa interprete anche Giuseppe Riello, presidente di Confindustria, che chiede di far crescere il peso specifico del progetto e della stessa Verona davanti a tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte, a partire da quelle locali. Soprattutto ora che stanno per esaurirsi i fondi del PNRR e quindi è essenziale coinvolgere i privati. “La politica non faccia di testa propria senza confrontarsi con chi fa crescere l’economia del territorio”, sottolinea. E per questo la stimola anche a “credere in progetti che vadano oltre i soliti cinque anni del loro mandato elettorale”. Il messaggio arriverà forte e chiaro? Forse ci riuscirà anche attraverso il nuovo logo, che supera quel richiamo al 2040 che rischiava di sembrare un punto d’arrivo. E si trasforma invece in “Verona Grande: un impegno di tutti”.

