L’Officina a Nogara con Borchia, Boscaini, Maschio e Turri
Il centro culturale L’Officina ieri giovedì 5 marzo ha organizzato una serata per illustrare le ragioni del SI al referendum sulla giustizia cui hanno partecipato molti nogaresi ed anche altri provenienti dai comuni vicini della Pianura veronese. Il Presidente della Provincia di Verona nonché sindaco di Nogara, Flavio Pasini, ha portato il suo saluto ed ha invitato tutti ad andare a votare per il SI.

Moderatrice dell’incontro l’avvocato Cristiana Ciurli che dopo aver introdotto l’incontro con una presentazione ‘tecnica’ ha dato la parola ai relatori. Il primo ad intervenire è stato Ciro Maschio, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, che ha spiegato in modo dettagliato perché la riforma Nordio è necessaria.
La separazione delle carriere è innanzitutto una garanzia per il cittadino che ha a che fare con la giustizia. Invece oggi l’avvocato difensore si trova a difendere un imputato da un giudice che appartiene alla stessa carriera del pubblico accusatore, e che quindi non offre quelle garanzie dei terzietà che offrirebbe dopo l’approvazione del referendum confermativo.
«In tutti gli stati democratici le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti sono separate!» ha osservato l’avv. Ciurli. «Non vedo perché l’Italia debba continuare ad essere come i paesi retti da dittature».

Il referendum, ha sottolineato Maschio, non necessita di quorum, per cui, tra i due schieramenti, vince quello che ha un voto in più. Di qui la necessità di andare a votare per non rischiare che la riforma approvata a larga maggioranza dal Parlamento venga vanificata.
Tutti i relatori hanno sottolineato l’importanza dell’estrazione a sorte dei componenti del CSM, per ‘liberarlo’ dal correntista e dalla politica. In questo modo, hanno precisato anche Paolo Borchia (Lega), Paola Boscaini ( Forza Italia) e l’avv. Roberto Turri (Lega) , l’organo che decide della carriera dei singoli magistrati non sarà più politicizzato.
L’Alta Corte Disciplinare. A che cosa serve
Ultimo, ma non meno importante, il punto che riguarda l‘istituzione del’Alta Corte Disciplinare per giudicare i magistrati che sbagliano. Oggi tutti i professionisti che commettono errori pagano, sia penalmente che civilmente. Gli unici a non pagare quasi mai sono i giudici che vengono giudicati dal Consiglio Superiore della Magistratura. I numeri parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli errori commessi sulla pelle dei cittadini, condannato degli innocenti, prolungando indebitamente la carcerazione di un detenuto ecc. non hanno conseguenze per chi li ha commessi.
Un referendum per rendere i magistrati responsabili dei loro errori
Spiega Paola Boscaini che fra il 2017 e il 2024 ci sono state 5933 ingiuste detenzioni, delle quali, ovviamente, sono responsabili i magistrati che le hanno comminato le relative condanne sbagliate. Ebbene per queste sono stati avviati solo 89 procedimenti disciplinari verso i magistrati responsabili. Ma di questi per 44 è stato deciso il non doversi procedere. Dei rimanenti 45, 28 si sono conclusi con delle assoluzioni, 8 con delle censure, sostanzialmente con un ‘rimprovero’ e basta, 1 con un semplice trasferimento ed 8 sono ancora in corso. Risultato: su 9933 ingiustizie accertate ci sono state quelle sanzionate sono state appena lo 0,15%. Praticamente niente!”

Basterebbero solo questi dati per far capire che è necessario ed urgente riformare questo sistema votando SI al referendum. E’ quello che ha detto Paolo Borchia, invitando i presenti ad essere altrettanti megafoni di queste buone ragioni.

