Uno si chiede: hanno chiuso lo stretto di Hormuz? Dov’è? Perché? Chi? Non è che il cittadino qualunque, che ogni giorno deve sbrogliare i suoi problemi, conosca la geopolitica. Si disinteressa alle questioni lontane da lui. Ne viene a conoscenza solo quando diventano teatro di eventi eccezionali. Oppure se hanno conseguenze sulle sue tasche.
Adesso che sono avvenuti due eventi eccezionali, la guerra all’Iran e l’aumento dei carburanti giustificato con la chiusura dello stretto di Hormuz, anche il cittadino qualunque è costretto ad interessarsene. E se dell’aggressione a Teheran sarebbe tentato di fregarsene incasellandola nella categoria “non sono fatti miei”, della “chiusura” dello stretto di Hormuz si deve interessare per forza perché ha una ricaduta diretta sul prezzo della benzina, del gasolio, dell’elettricità che sono aumentate improvvisamente e non di poco.

Il rincaro dei carburanti è giustificato?
Sull’immediato e ingiustificato aumento dei prezzi di un prodotto che dal distributore è stato pagato al vecchio prezzo c’è da scrivere un articolo a parte.
Ma quello che non deve sfuggire a nessuno, perché è una questione che ci tocca direttamente, è che sulla chiusura di Hormuz che ci raccontano c’è qualcosa che non torna.
L’Iran: lo stretto è chiuso solo per americani e israeliani
Proprio ieri il governo iraniano, che ha tutto l’interesse a non mettersi contro il resto del mondo, ha precisato che colpiranno esclusivamente le navi israeliane e americane che passassero per lo stretto. Evidentemente come rappresaglia per l’aggressione subita. Non le petroliere di tutti gli altri paesi che quindi possono passare in disturbate.
L’impressione è che non ce la raccontino giusta.
