(di Francesca Romana Riello) UNICEF e Don Calabria insieme per i diritti dei bambini. Firmato a Verona un protocollo triennale per promuovere tutela, educazione civica e percorsi di crescita per i minori più vulnerabili
Verona, ieri. Nel salone della Fondazione Don Calabria UNICEF Italia e Fondazione Don Calabria per il Sociale ETS hanno firmato un Protocollo d’Intesa triennale dedicato alla promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Alla firma erano presenti il presidente di UNICEF Italia Nicola Graziano, il presidente della Fondazione Don Calabria per il Sociale Valdecir Tressoldi, l’economo generale della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza Gedovar Nazzari e il direttore della Fondazione Alessandro Padovani.
In sala anche Gabriella Reniero, Special Advisor dell’ufficio di Presidenza dell’UNICEF Italia.
L’intesa punta a rafforzare le attività di sensibilizzazione sui diritti dei bambini e degli adolescenti e ad avviare nuove iniziative rivolte soprattutto ai minori che vivono situazioni di fragilità.

Un lavoro condiviso che parte da lontano
La collaborazione tra UNICEF e Fondazione Don Calabria non nasce oggi.
«Con la Fondazione Don Calabria siamo già impegnati in un percorso comune di promozione dell’allattamento», ha ricordato Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia.
Un percorso che ha portato anche al riconoscimento dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar come Ospedale Amico dei Bambini e delle Bambine.
La firma del protocollo amplia ora il raggio delle iniziative.Tra i temi al centro dell’accordo ci sono educazione civica, formazione e lavoro con operatori ed educatori del territorio.
Particolare attenzione sarà dedicata anche alla giustizia minorile.
«La collaborazione con la Fondazione Don Calabria – ha spiegato Graziano – permette di sviluppare attività di sensibilizzazione con un’attenzione particolare ai contesti più marginali e segnati dalle disuguaglianze».
UNICEF e Don Calabria insieme per i diritti dei bambini
A tenere insieme il protocollo c’è soprattutto una domanda, posta con chiarezza da Alessandro Padovani, direttore della Fondazione Don Calabria per il Sociale.
«È ancora possibile mettersi accanto ad adolescenti che vivono condizioni di vulnerabilità e che, a un certo punto della loro vita, hanno compiuto un gesto sbagliato?».La risposta della Fondazione è sì.Ed è proprio da questa convinzione che nasce il lavoro portato avanti negli ultimi anni.

Ogni anno nelle strutture Don Calabria vengono accolti tra 150 e 180 ragazzi coinvolti nel circuito della giustizia minorile.A Verona i ragazzi seguiti sono circa settanta, otto su dieci portano a termine il percorso avviato.
Le storie sono diverse tra loro ,alcuni arrivano da contesti familiari complessi, altri da dinamiche di gruppo in cui, come spiega Padovani, «l’adolescente sostituisce la parola con il gesto».
Il lavoro degli educatori prova a ricostruire un percorso insieme ai mondi che fanno parte della vita dei ragazzi: famiglia, scuola, comunità.
L’obiettivo è lasciare il reato nel passato e aprire nuove opportunità di formazione e inserimento lavorativo.
Tra gli strumenti utilizzati c’è anche la giustizia riparativa.
Attraverso la mediazione penale i ragazzi possono confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni, chiedere scusa alle vittime e svolgere attività a favore della collettività.
Un percorso che coinvolge la città
Il protocollo firmato ieri a Verona apre ora una nuova fase di lavoro.
Tra giugno e ottobre si terranno incontri, momenti di confronto e attività che vedranno protagonisti proprio i ragazzi coinvolti nei percorsi educativi.
L’idea è dare spazio alle loro esperienze e trasformarle in occasioni di dialogo pubblico sulla responsabilità e sulla possibilità di ricominciare.
Il progetto punta anche a coinvolgere il territorio.
Imprese, associazioni e realtà sociali veronesi potranno partecipare alle iniziative e contribuire al sostegno dei programmi.
Un percorso che guarda al futuro e che prova a costruire, passo dopo passo, nuove opportunità per molti ragazzi.
Un cantiere aperto, in una città che su questi temi ha ancora molto da costruire.

