Negli ultimi tredici anni Verona ha perso oltre un terzo delle proprie attività commerciali al dettaglio. È quanto emerge dall’undicesima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici, presentato da Confcommercio sulla base dei dati elaborati dal Centro studi camerale “Tagliacarne”. Il capoluogo scaligero registra una riduzione del 32,5% dei negozi, posizionandosi al dodicesimo posto tra i 122 Comuni analizzati per calo percentuale.
Tra il 2012 e il 2025, secondo quanto evidenziato da Confcommercio Verona, nel territorio comunale sono scomparse complessivamente 681 attività del commercio al dettaglio, tra sede fissa e ambulante. Le imprese sono passate da 2.361 a 1.680, con una contrazione particolarmente evidente nelle aree esterne al centro storico.
Nel cuore della città i negozi sono scesi da 713 a 531, con una perdita di 182 attività pari a circa il 25,5%. Nelle altre zone urbane il calo è stato ancora più marcato: da 1.648 esercizi nel 2012 a 1.149 nel 2025, con 499 attività in meno, pari a una riduzione di oltre il 30%.
Tra i fenomeni più evidenti spicca il crollo del commercio ambulante. In tredici anni le imprese del settore sono passate da 348 a 147, con una diminuzione di 201 attività e una contrazione superiore al 57%.

Le riduzioni più consistenti riguardano alcune categorie storiche del commercio cittadino. I negozi di abbigliamento e calzature sono scesi da 384 a 216 attività, quelli di mobili e ferramenta da 241 a 165. Calo significativo anche per librerie e negozi di giocattoli, passati da 142 a 82, per le edicole – da 83 a 29 – e per le attività di alimentari e bevande, diminuite da 263 a 185.
“I numeri confermano una tendenza che denunciamo da tempo: il commercio di prossimità sta attraversando una fase di forte difficoltà”, osserva il direttore generale di Confcommercio Verona Nicola Dal Dosso. “La perdita di quasi 700 attività in poco più di un decennio non è soltanto un dato economico, ma riguarda anche la qualità della vita urbana. Negozi di vicinato e mercati ambulanti rappresentano un presidio fondamentale di socialità, sicurezza e servizio per i cittadini”. Secondo Dal Dosso, per invertire la rotta servono politiche urbane più attente al commercio, interventi sulla fiscalità locale, sulla mobilità e sulla sostenibilità economica delle imprese che animano quartieri e centro storico.
Parallelamente alla contrazione del commercio tradizionale, il settore dell’ospitalità e dei pubblici esercizi mostra invece un andamento complessivamente positivo, accompagnato però da profonde trasformazioni nella struttura dell’offerta.
Nel centro storico le imprese di alberghi, bar e ristoranti sono passate da 553 nel 2012 a 667 nel 2019, per poi stabilizzarsi a 664 nel 2025. Nelle altre aree della città il numero di attività è cresciuto da 907 nel 2012 a 1.040 nel 2019, mantenendosi sostanzialmente stabile nel 2025 con 1.037 imprese. Nel periodo considerato la crescita complessiva del comparto è pari a circa il 20% nel centro storico e a oltre il 14% nelle altre zone urbane.
All’interno del settore emergono tuttavia dinamiche differenti. Il numero degli alberghi rimane sostanzialmente stabile nel centro storico, mentre nelle zone periferiche si registra una riduzione più evidente. In forte espansione risultano invece le altre forme di ospitalità, come bed and breakfast, affittacamere e locazioni turistiche. Nel centro storico queste strutture sono passate da 24 nel 2012 a 157 nel 2025, mentre nel resto della città sono cresciute da 51 a 177.
Un’altra tendenza significativa riguarda il calo dei bar. Nel centro storico le attività sono diminuite da 265 nel 2012 a 171 nel 2025, mentre nelle altre zone urbane sono passate da 427 a 329. Una contrazione progressiva che riflette il cambiamento delle abitudini di consumo e la diffusione di format di ristorazione più articolati.
La ristorazione mostra invece una dinamica opposta. Ristoranti e attività simili sono cresciuti in modo consistente fino al 2019 e hanno mantenuto livelli elevati anche negli anni successivi, con una particolare espansione nelle aree fuori dal centro storico. Anche rosticcerie, gelaterie e pasticcerie registrano un incremento costante.
“I dati mostrano come il sistema dell’ospitalità e dei pubblici esercizi veronese non solo sia cresciuto nel tempo, ma abbia anche modificato profondamente la propria struttura”, conclude Dal Dosso. “L’offerta appare sempre più orientata verso il turismo e verso forme di consumo legate alla ristorazione e all’esperienza, mentre risultano in contrazione attività tradizionali come i bar. Una trasformazione che riflette i cambiamenti della domanda turistica e delle abitudini di consumo, con effetti particolarmente evidenti nel centro storico della città”.
