Bisogna tutelare la manifattura dal caro energia!
La situazione energetica a livello mondiale è sempre più delicata in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz, perché nei fatti, con il blocco alle navi di americani ed alleati, le assicurazioni non garantiscono più le petroliere e quindi il traffico si è paralizzato.
Da Hormuz passa il 25% del petrolio mondiale e il 20% del gas e questo per l’intero distretto del marmo è un grande problema, perché sebbene marmi e graniti non seguano la rotta di Hormuz, ma arrivino principalmente da Brasile, India ed Africa, le aziende lapidee di lavorazione e trasformazione trovano nell’energia un loro bene (e costo) primario, che invece è legato a doppio filo proprio alla situazione nel Golfo.
Il rischio di un aumento del prezzo del petrolio a oltre 150 $ al barile come riportato dal ministro dell’energia del Qatar, potrebbe penalizzare ulteriormente anche i trasporti su ruota, a cui si affidano poi le movimentazioni delle merci infra distretto e infra europa, con aumenti dei costi a cascata su tutta la filiera produttiva e sul consumatore finale, andando a rallentare le vendite dell’intero comparto.
Inoltre l’aumento del costo del gas al TTF di Amsterdam ha causato l’aumento del prezzo della materia prima dell’energia elettrica sul GME di oltre il 50%, arrivando ormai stabilmente sui 150 euro a MWh rispetto ai 110 euro del pre guerra in Iran.

In questo quadro di tensione, per le aziende energivore del comparto lapideo, ma in generale per tutte le aziende di trasformazione la situazione é delicata e gli extra costi energetici rischiano di azzerare completamente i profitti, o di rendere persino controproducente la produzione, In una fase così critica, sarebbe opportuno attivare un fondo straordinario di sostegno alle imprese energivore maggiormente colpite dall’aumento dei costi energetici, per evitare rallentamenti produttivi, perdita di competitività e conseguenze occupazionali, come avvenuto all’apice della crisi energetica del 2022.
Il rischio, non banale, e non solo per il distretto, ma per l’intero sistema Paese Italia è ora la stagflazione, ossia quel mix letale di calo di produzioni industriali e PIL, unitamente all’aumento dell’inflazione e quindi dei prezzi.
Da parte del governo come Verona Stone District, sottolinea il presidente Filiberto Semenzin, ci aspettiamo azioni forti e a sostegno delle imprese: “una riduzione delle accise sui carburanti secondo il meccanismo delle accise mobili è inevitabile e deve essere fatta al più presto; inoltre andrebbe messo un tetto alle speculazioni energetiche, esattamente come ha fatto la Germania, che ha stabilizzato per l’industria energivora il costo dell’energia a 50 euro a MWh già da inizio anno, sterilizzando gli aumenti e consentendo alle proprie aziende di rimanere competitive”.

Continua inoltre Semenzin sostenendo che sia “necessario adottare una strategia nazionale di diversificazione delle fonti energetiche e delle rotte di approvvigionamento, rafforzando gli accordi con Paesi produttori alternativi o con vecchi fornitori, in un’ottica di concretezza e pragmatismo, e potenziando le infrastrutture energetiche europee, al fine di ridurre l’esposizione dell’economia italiana a crisi geopolitiche ed energetiche come quella attuale”.
Non possono mancare, infine, ulteriori incentivi all’installazione di forme di autoproduzione dell’energia per l’autoconsumo, come fotovoltaico, solare, eolico e geotermico, aumentando le dotazioni e sostenendo realmente la nostra manifattura, di cui il distretto del marmo del Veneto é un fiore all’occhiello.
