Per impreziosire ancor più la parte solistica del suo festival, il Ristori Baroque ha chiamato a condividerne le sorti artistiche, il giovane violoncellista romano, Ettore Pagano, figura emergente e fra le migliori leve giovanili nazionali, ma potremmo dire anche europee. Ettore Pagano è già stato premiato dalla Critica nazionale e dal Classeek Award (Icma), vantando oltre 40 primi posti in concorsi internazionali (i celebri Khachaturian ed Enescu Cello Competition, ma perché no, anche al Salieri di Legnago). Già presente alla stagione sinfonica della Fondazione Arena al Filarmonico, Pagano ha compiuto il suo debutto americano esibendosi alla Carnegie Hall di New York.
Al Ristori si è presentato con un allettante programma improntato sulle Suite di Bach nri 1 e 4 e sulla Suite di Gaspar Cassadò: impegni molto probanti anche sotto l’aspetto psichico.
Le Suite di Bach per violoncello solo, senza basso continuo di accompagnamento, costituiscono un’opera rivoluzionaria e rappresentano una delle vette più alte della letteratura violoncellistica di tutti i tempi. Qui il violoncello, da strumento di sostegno al canto o alla melodia, è chiamato a conquistare la ribalta, impadronendosi sia della linea melodica che dell’accompagnamento, grazie ad un abile e spericolato uso del contrappunto, dei bicordi e di una tecnica superlativa.

Ettore Pagano nella sua esibizione se la cava ottimamente, riuscendo a conferire alle diverse danze, di cui sono intessute tutte le Suite, il giusto carattere, diversificando climi, umori, colore, pathos. La lettura che ne fa è sempre musicalissima, attenta al fraseggio, alla scrittura, allo stile, alla dinamica espressiva, alla logica elaborativa, al suono ovunque brunito e intenso, grazie ad una solida cavata.
Domina poi da par suo, le impervietà di cui sono frequentemente intessute le pagine bachiane, ma soprattutto vivifica le danze come segmenti danzanti di un immaginario caleidoscopio sonoro, ricco di sfumature metafisiche e di cangianti immagini. Sa sempre cogliere il nocciolo, la cellula germinale del pezzo, ne segue la elaborazione motivica ed armonica, se ne impossessa dello spirito, dell’effetto barocco. Si esalta nelle vivaci gighe, si fa pensieroso nelle allemande e sarabande, scorre agile nelle correnti, elegante nelle gavotte, trasforma e cala un universo sonoro nei decantati calchi ritmici delle danze barocche, quasi ad affermare che in fondo – tanto per parafrasare il concertato finale del Falstaff verdiano – “tutto nel mondo (barocco) è danza”.
Nel programma di sala era contemplato anche la Suite per violoncello solo dello spagnolo Gaspar Cassadò (1926), uno dei più grandi solisti dello strumento degli anni Quaranta del Novecento, che ebbe un eccezionale talento compositivo, dove le sue opere furono spesso ispirate alle forme ed allo stile ispanico antico. Brano di non certo facile esecuzione che Pagano ha evocato con grande libertà, esaltandone la spigliatezza, la spensieratezza, la malinconia con quei modi aristocratici di un tempo andato. Esecuzione accattivante, di forza, ricca di spunti diversi, che il pubblico ha mostrato di apprezzare con intensi applausi, ripagati dal solista con due bis presi da composizioni del collega Giovanni Sollima. (Gianni Schicchi)
