Rischi dimezzati per i pazienti di Cardiologia: i risultati della ricerca di Verona
Cardiologia, da Verona una nuova tecnica per ridurre la mortalità cardiaca dei pazienti anziani e fragili affetti da stenosi aortica: i risultati. Un importante studio coordinato dall’Università di Verona, denominato FAITAVI (Functional assessment in Tavi), ha dimostrato che un approccio mirato e tecnologico nel trattamento delle coronarie può dimezzare i rischi per chi soffre di stenosi aortica.
I risultati della ricerca, pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale European Heart Journal, sono stati presentati durante il seminario “Building the future of cardiology together” all’ospedale di Borgo Trento.
Cos’è la Stenosi Aortica e come si cura oggi
La stenosi della valvola aortica è una malattia tipica dell’età avanzata che impedisce al sangue di fluire correttamente dal cuore al resto del corpo. Oggi, grazie alla TAVI (impianto transcatetere della valvola aortica), è possibile sostituire la valvola malata con una mini-invasiva, senza aprire il torace, passando semplicemente attraverso un’arteria della gamba.
Tuttavia, molti pazienti anziani presentano anche restringimenti delle arterie coronarie. Fino ad oggi, i medici decidevano se intervenire su queste arterie basandosi solo sulle immagini radiografiche (angiografia), un metodo che però non sempre è preciso.

Lo studio FAITAVI: la svolta tecnologica
Il team guidato dal professor Flavio Ribichini, insieme ai dottori Roberto Scarsini e Gabriele Pesarini, ha messo a confronto due strategie su 320 pazienti con un’età media di 86 anni
Strategia tradizionale: basata sulla sola immagine radiografica (angiografia).
Strategia FAITAVI: basata sulla “riserva frazionale di flusso”, una misurazione precisa che valuta quanto il restringimento ostacoli davvero il passaggio del sangue.
I risultati sono straordinari: dopo un anno, gli eventi gravi (morte, infarto o ictus) sono stati dell’8,5% con il nuovo metodo, contro il 16% del metodo tradizionale. In sintesi: misurare con precisione il flusso sanguigno permette di intervenire solo dove serve, salvando più vite e riducendo le complicazioni.
Verona capitale della ricerca cardiologica
“Questo studio conferma il ruolo di Verona come coordinatrice dei più importanti centri cardiologici italiani”, ha dichiarato il professor Ribichini. La ricerca non solo migliora la vita dei pazienti, ma posiziona l’ateneo scaligero all’avanguardia mondiale.
Durante il seminario è stata inoltre presentata la borsa di studio intitolata a Michele Pighi, stimato cardiologo veronese scomparso nel 2022. Un’iniziativa che mira a sostenere i giovani talenti della cardiologia, come il vincitore della scorsa edizione Stefano Andreaggi, attualmente impegnato a Boston.
