Si riaccende il dibattito attorno alla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia, con l’intervento del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che richiama la necessità di tutelare l’autonomia culturale dell’istituzione veneziana.
«La Biennale di Venezia è un presidio di libertà e un punto di incontro tra culture e popoli. Difenderne l’indipendenza significa difendere Venezia e la sua vocazione al dialogo e alla diplomazia», afferma Zaia, sottolineando il ruolo storico della rassegna come spazio internazionale di confronto. Con i suoi 99 Paesi partecipanti, la Biennale rappresenta infatti uno dei principali palcoscenici globali per il dibattito sui grandi temi contemporanei, dalla pace ai conflitti, fino alle questioni ambientali e sociali.
L’intervento del presidente si inserisce nella discussione legata alla presenza della Federazione Russa, proprietaria dal 1914 di un proprio padiglione ai Giardini. Una questione che si intreccia inevitabilmente con il contesto geopolitico segnato dal conflitto in Ucraina. «La condanna dell’aggressione russa è netta e non ammette ambiguità – precisa Zaia – ma altra cosa è pensare che la cultura debba rinunciare alla propria funzione storica, che è quella di mantenere aperti spazi di relazione proprio nei momenti di maggiore tensione internazionale».
Secondo Zaia, la Biennale eredita una tradizione millenaria della città di Venezia, fondata sulla mediazione e sull’incontro tra popoli. In questo senso, la difesa dell’autonomia dell’istituzione non rappresenterebbe una forma di indulgenza, ma un’affermazione del valore universale della cultura come strumento di dialogo. Una posizione che trova sponda anche nell’operato del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, il cui orientamento viene definito coerente con la missione dell’ente.
Il presidente del Consiglio regionale richiama inoltre il quadro normativo europeo, evidenziando come le sanzioni nei confronti della Russia prevedano specifiche deroghe per il settore culturale. In particolare, il regolamento UE n. 883/2014 esclude dal divieto il funzionamento dei centri culturali e di istruzione, distinguendo così il piano culturale da altri ambiti più strettamente economici e tecnici.
«Il principio deve restare chiaro: non si difende la pace restringendo gli spazi del dialogo», prosegue Zaia, invitando a evitare contrapposizioni ideologiche su un tema complesso e delicato. In un mondo attraversato da numerosi conflitti, il rischio – sottolinea – è quello di trasformare la questione in un terreno di divisione sterile.
Da qui l’appello finale: preservare la libertà e l’autonomia della Biennale come rassegna artistica internazionale, capace di mantenere viva una funzione diplomatica e simbolica. «Da Venezia – conclude Zaia – può partire un messaggio più forte di dialogo, di tregua e di pace, degno della sua storia e del suo ruolo nel mondo».
