Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato eseguito all’ospedale di Ospedale Borgo Trento, dove una paziente di 74 anni è stata sottoposta all’asportazione di una cisti ovarica del peso di circa 50 chilogrammi. Si tratta di un caso estremamente raro, affrontato con successo grazie a un approccio multidisciplinare coordinato dall’Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia B.

La donna si era presentata in Pronto soccorso con una marcata distensione addominale che aveva già determinato gravi complicanze, tra cui insufficienza respiratoria e renale, oltre a una significativa limitazione nelle attività quotidiane. Gli accertamenti hanno evidenziato una neoformazione di dimensioni eccezionali, estesa all’intero addome, in grado di comprimere gli organi interni, dislocare il diaframma e ostacolare la circolazione agli arti inferiori.

La cisti ovarica prima dellintervento

Intervento articolato in più fasi

Data la criticità del quadro clinico, l’équipe guidata dal dottor Valentino Bergamini ha pianificato un intervento articolato in più fasi, condotto nel corso di un’unica lunga seduta operatoria. In una prima fase, si è proceduto alla riduzione graduale del volume della massa attraverso aspirazione del liquido, così da evitare rischi legati a una decompressione improvvisa della cavità addominale. Successivamente, la cisti è stata progressivamente liberata dalle aderenze con gli organi addominali, con il coinvolgimento degli specialisti della chirurgia esofago-gastrica, per poi essere completamente rimossa.

L’intervento è proseguito con una isterectomia totale e l’asportazione preventiva dell’altro ovaio. Delicata e prolungata anche la fase post-operatoria, durante la quale la paziente è stata monitorata in Terapia intensiva prima del trasferimento in reparto, dove ha iniziato un graduale recupero delle funzionalità e della mobilità.

Fondamentale è stato il contributo di un’équipe multidisciplinare composta da ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti e intensivisti, oltre al personale infermieristico altamente qualificato, che ha garantito supporto in tutte le fasi del percorso di cura.

Il caso rappresenta un esempio limite, ma richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione in ambito ginecologico. Molte patologie dell’apparato riproduttivo femminile, come cisti ovariche, fibromi, endometriosi o neoplasie, possono infatti svilupparsi in modo silente per lungo tempo. Per questo motivo, gli specialisti ribadiscono la necessità di sottoporsi a controlli periodici, comprensivi di visita ginecologica ed ecografia pelvica, anche in assenza di sintomi.

Come sottolineato dal direttore dell’unità operativa, la gestione di casi così complessi richiede un’organizzazione strutturata e una stretta integrazione tra diverse competenze specialistiche. Un modello che rappresenta oggi uno standard imprescindibile per garantire percorsi di cura efficaci e sicuri, ma che allo stesso tempo evidenzia quanto la diagnosi precoce resti lo strumento più efficace per evitare interventi di tale portata.