La delegazione italiana all’Onu ha votato per impedire che la parola “genere” venisse definita come sesso biologico nei documenti internazionali.
La cosa è passata sotto silenzio. L’attenzione mediatica è tutta su guerra e problemi economici. Ma non per questo la posizione assunta dall’Italia è meno grave.

Il tema è importante perché riguarda il disegno di stravolgere anche il concetto di maschile e femminile, stabilito dalla natura attraverso i geni, che invece certa pseudocultura ‘liberal’ vorrebbe lasciare alla scelta dei singoli.
Svincolare dalla biologia il “genere” è un errore gravissimo.

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Il 9 marzo l’Italia aveva già votato in favore delle cosiddette Conclusioni Concordate nella sessione Onu sulla condizione della donna, laddove la parola “genere” è usata decine di volte senza mai ancorarla alla biologia.

Il 19 marzo gli Usa avevano presentato una risoluzione di per sé ovvia in quanto stabiliva che nei documenti Onu la parola “genere” fosse ancorata al sesso biologico, come sottoscritto nel 1995 da 1189 paesi nella Dichiarazione di Pechino.

Il Belgio ha risposto con una mozione per affossare questa risoluzione degli Stati Uniti me c’è riuscito con l’appoggio italiano.

Il voto all’Onu dell’Italia in contrasto con la linea del centrodestra

Una scelta, quella dell’Italia, in aperto contrasto con le dichiarate impostazioni della maggioranza di governo che è di centrodestra ma che all’Onu vota come se fosse di sinistra.

Responsabile è il ministro degli Esteri che aveva ricevuto una PEC dal Movimento Pro Vita&Famiglia che lo allertava su quanto stava accadendo all’Onu chiedendogli di intervenire o almeno che ordinasse alla delegazione italiana di sostenere gli emendamenti correttivi degli Stati Uniti sui punti più critici. Ma Tajani non ha dato alcuna risposta.