(Andrea Bacciga) Escluse tre regioni, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, dove al referendum sulla Giustizia, ha vinto il SI nel resto d’Italia è stato un voto plebiscitario per il NO alle modifiche di legge. E’ chiaro che l’elettore che ha siglato per il “No”, non era contro questa riforma, ma contro questo governo.
Sarei curioso di chiedere a dieci persone prese a caso le specifiche modifiche che riguardavano la riforma, per sapere in quanti risponderebbero correttamente.

Ha vinto la sinistra

Ha vinto la sinistra, nemmeno il centrosinistra, visto che i partiti di Calenda e Renzi erano per il SI. Ma soprattutto ha perso questo governo, evidenziando molti limiti, che già erano più che visibili.
Il primo errore è stato intestare questa riforma al Ministro Nordio, che se pur uomo di legge, ha iniziato a far politica da pochi anni, e manca di quell’esperienza comunicativa necessaria.Già, quindi, partiva come una riforma del Ministro di questo governo. Per forza di cose è diventato, nonostante si dicesse il contrario, un voto politico.

Carlo Nordio. 1
Carlo Nordio

Di pari passo è stato lo sbaglio di voler modificare troppe norme con una sola votazione. Non comprendo se per per presunzione o forse perché in 4 anni non ci sono stati stati cambiamenti epocali nel mondo giudiziario, e si voleva compensare con questa proposta, una volta per tutte.
Fatto sta che è impensabile voler chiedere e far capire all’elettore medio dei mutamenti normativi e costituzionali che andavano dalla separazione delle carriere dei magistrati, al sorteggio del CSM, a due CSM, passando per un superiore Corte disciplinare che giudicava i magistrati.

Perché non partire semplicemente dalla separazione delle carriere, che esiste in 22 Paesi europei su 27?
Correlato a tutto ciò, una comunicazione del centrodestra imbarazzante.Premesso che la Lega, escluso qualche convegno da venti persone in paeselli, non è pervenuta; in alcuna trasmissione televisiva a livello nazionale si sono visti personaggi leghisti di spicco. 
In compenso c’erano i frontman meloniani, che forse era meglio se non ci fossero stati.

Vedere Bocchino discutere con Travaglio faceva venire voglia di votare NO.

Passando dalla capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Giulia Bortolazzi, che in piena campagna referendaria ha definito una parte della magistratura un «plotone di esecuzione» o  il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che si è scoperto essere in una società che gestiva un ristorante a Roma con la figlia di un condannato per reati legati alla criminalità organizzata.

Così nel mezzo del disastro ormai preannunciato è intervenuta Lei, Giorgia Meloni. Capendo che tra i giovani la comunicazione è cambiata, è andata a parlare nel podcast “Pulp” di Fedez, ha fatto appelli sui social, è tornata nelle trasmissioni televisive, cercando di rimediare l’irrimediabile.  Ma ormai era troppo tardi.

giustizia

La sinistra si è poi mossa furbescamente creando il messaggio di un governo che controllava i giudici, di una riforma non necessaria e sbagliata. Con un peso molto forte sulla piattaforma social TikTok, molto seguita dai giovani, in cui si vedevano solo video per il NO – e difatti il voto dei giovani tra i 18 e 25 anni è stato quasi unanime in tal direzione.

È da chiedersi, infine, se abbia influito la situazione estera, da ultima la guerra in Iran, che pesa sulle tasche dei cittadini italiani. Di certo questo governo ne esce ridimensionato. 

Il prossimo anno ci sono le politiche, e dopo questo esito anche i voti di Futuro Nazionale, il partito del Generale Vannacci, possono essere, ancora di più, necessari e fondamentali per la vittoria della coalizione di centrodestra. Sicuramente lui non ha problemi di comunicazione.