(di Gianni Schicchi) Terz’ultimo impegno per il Ristori Baroque Festival con la presenza di una formazione orchestrale fra le più promettenti del panorama europeo: Frau Musika, complesso giovane, ma assai agguerrito e coeso, che si è già e più volte fatto apprezzare dalle nostre parti sotto la direzione di Andrea Marcon. Grazie al maestro trevigiano tutte le partiture affrontate da Frau Musika hanno potuto avvalersi di un approccio rigoroso dal punto stilistico, limpido nella timbrica, incisivo nella resa dei movimenti più veloci, dando poi vita ad ascolti tra i più travolgenti.
Il programma al Ristori presentava i primi otto concerti dell’op. 8 Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione di Vivaldi, con cui fa il suo ingresso nel campo del concerto, il concetto di orchestrazione, legato al colorismo e al descrittivismo, in cui non restano estranee le suggestioni del melodramma. A questo riguardo, giustamente famosi sono rimasti i primi quattro concerti della raccolta, dedicati ciascuno ad una delle famose stagioni dell’anno.
Queste stagioni sono considerate dei classici nel campo della musica descrittiva, sia per la loro limpida struttura, sia il piacere manifesto col quale l’autore le ha cesellate, nonché per l’accoglienza che è stata loro riservata fin dal loro apparire.
Frau Musika li ha poi fatti seguire da altri quattro concerti dell’op. 8, col quinto “La tempesta di mare”, il sesto “Il piacere”, il settimo “Per Pisendel” e l’ottavo in si minore, nei quali ha avuto parte attiva il violino della francese Chouchane Siranossian, una vera esperta ormai di quello barocco.

Una esecuzione avvincente quella dell’op. 8 vivaldiana, anche per l’apporto della solista che merita una menzione particolare per la resa dei meravigliosi tempi Allegro, veri e propri soliloqui. La Siranossian li ha delineati con una personale partecipazione e con una cura del suono di inedito spessore per le varietà delle sfumature dinamiche, che ha dato vita a momenti di toccante densità per una totale adesione alle componenti più intimistiche e profondamente meditative.
L’Autunno delle Stagioni ci è parso particolarmente equilibrato e convincente dato un taglio virtuosistico più omogeno e meno esibito mei tempi veloci, mentre non poco suggestivo è risultato l’Adagio molto centrale, dominato dagli assorti arpeggi del clavicembalo al di sopra delle note tenute in pianissimo dagli archi. Sostanzialmente ambivalente anche l’Inverno, dove i contrasti dei due movimenti estremi sono stati compensati dal bellissimo Largo, delineato con la dovuta espressività, ulteriormente valorizzata da un suono omogeneo, morbido e delicato, che ha dato vita così ad una pagina decisamente più efficace e coinvolgente rispetto ad altre abituali esecuzioni delle note Stagioni.
Tali esiti sono stati resi ancora più efficaci grazie all’apporto, altrettanto sensibile e puntuale, della compagine orchestrale guidata da Andrea Marcon (al clavicembalo),b sempre in sintonia con la solista nell’esplorare i più riposti, sottili risvolti della scrittura vivaldiana, ottenendo in tal modo una resa globale nel segno della pura bellezza, tanto più significativa e confortante in un’epoca come la nostra, dominata dai conflitti più brutali, in parallelo col vuoto delle chiacchiere giornalistiche e con certe volgarità del mondo dello spettacolo.Successo dichiarato della serata e nuovo capitolo di rilevanza per questo quarto Ristori Baroque Festival.
