Conte-Schlein: scontro o incontro?
(a.v.) La vittoria del “No” al referendum apre una nuova più complessa. Nel campo del centrosinistra si intravede già l’inizio di una lunga e accidentata corsa verso le primarie di coalizione, un passaggio che, nelle intenzioni, dovrebbe servire a individuare una leadership condivisa. Nei fatti, però, rischia di trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro tra anime profondamente diverse.
Le tensioni emerse nelle ore successive al voto raccontano più di qualsiasi dichiarazione ufficiale. In diverse piazze, i festeggiamenti per il risultato referendario si sono trasformati in momenti di frizione: militanti di Potere al Popolo e dell’Alleanza Verdi-Sinistra hanno polemizzato apertamente con esponenti e sostenitori del Partito Democratico e dei 5 Stelle. Accuse reciproche, diffidenze mai sopite, visioni inconciliabili su temi centrali: il perimetro della coalizione appare tutt’altro che definito.
È in questo clima che si avvicina la sfida delle primarie. Sarà possibile trovare un punto di sintesi tra posizioni così distanti, a tratti incompatibili?

I nomi sul tavolo, del resto, riflettono queste contraddizioni. Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio, rappresenta un percorso politico singolare, che lo ha visto attraversare esperienze di governo molto diverse, fino a diventare il riferimento del M5S. Una figura che per alcuni incarna la capacità di mediazione, per altri l’emblema di un’identità ancora indefinita.
Dall’altra parte, Elly Schlein continua a fare i conti con un Pd che non ha mai davvero ricomposto le proprie fratture interne. La campagna referendaria ha visto il ritorno in campo di figure storiche come Veltroni, Bindi e Bersani: un tentativo di rafforzare il fronte, ma anche il segnale di una difficoltà a rinnovarsi fino in fondo.
Il risultato è una coalizione che, più che proiettarsi verso il futuro, sembra spesso ripiegarsi sul proprio passato. Un campo largo solo sulla carta, ma attraversato da divisioni profonde su identità, programmi e leadership.
E allora il nodo politico diventa inevitabile: una coalizione nasce per governare o per resistere alle proprie contraddizioni? Perché il rischio, oggi evidente, è che l’obiettivo di trovare un equilibrio interno finisca per prevalere su quello, ben più urgente, di offrire una proposta credibile al Paese.
Le primarie diranno se il centrosinistra saprà trasformare le sue differenze in una sintesi politica. Oppure se resterà intrappolato in un confronto permanente, dove la sopravvivenza della coalizione conta più della sua capacità di guidare
