(di Francesca Romana Riello). Affido anziani, quando la relazione diventa risposta alla solitudine. La solitudine degli anziani autosufficienti non passa dai pronto soccorso e non riempie le cronache. Non fa notizia, non si misura in emergenze. Resta nelle case, spesso senza farsi vedere, ma con un peso che si accumula nei giorni.
È da qui che riparte “Affido Anziani 2026”, terza edizione del progetto attivo a Verona che prova a intervenire proprio su quella fascia grigia: persone che non hanno bisogno di assistenza sanitaria, ma che rischiano di scivolare nell’isolamento.
L’idea è semplice, ma non banale. Mettere in contatto cittadini disponibili con anziani soli, costruendo una relazione di vicinanza che non sostituisce i servizi, ma li affianca. Non è un intervento strutturato, è una presenza. E proprio per questo, quando funziona, incide.

Una rete che cresce tra volontari e bisogni reali
Il funzionamento segue un percorso definito. Le segnalazioni arrivano dagli anziani stessi, dai familiari oppure dai servizi sociali. Da lì si apre una fase di ascolto e valutazione che porta all’individuazione del volontario.
Non si tratta di assegnazioni casuali. Il lavoro di abbinamento è uno degli elementi centrali del progetto: si valutano disponibilità, attitudini, compatibilità. L’obiettivo è evitare relazioni forzate e costruire invece un equilibrio che possa durare.
Una volta avviato, il rapporto non resta senza riferimenti. Viene accompagnato nel tempo, con il supporto degli operatori e di una figura dedicata, il Silver Manager, che segue l’andamento e interviene se necessario.
Nel concreto, significa entrare nella quotidianità di qualcuno per alcune ore alla settimana. Una passeggiata, una commissione, un caffè condiviso. Attività semplici, che però cambiano la percezione delle giornate e riportano dentro una relazione.

Affido anziani, quando la relazione diventa risposta alla solitudine
I dati del 2025 restituiscono la misura di un interesse che cresce. Sono stati attivati 30 affidi, ma il dato più significativo sta nel percorso che porta a quel numero.
Ottantacinque i primi contatti di cittadini interessati, cinquantadue i colloqui conoscitivi, trenta le disponibilità che si sono tradotte in un impegno concreto. Un passaggio non scontato, perché tra l’intenzione e la scelta di dedicare tempo c’è sempre una distanza.
Accanto ai volontari, cresce anche la domanda. Dodici richieste di accesso come “affidati”, arrivate direttamente da anziani o dai familiari, indicano un bisogno reale che trova sempre più spazio per emergere.
Il progetto ha iniziato a muoversi anche oltre il perimetro iniziale. Professionisti, gruppi associativi e realtà parrocchiali hanno manifestato interesse, valutando la possibilità di utilizzare questo modello all’interno delle proprie reti.
Non solo quindi risposte individuali, ma un’idea che può estendersi e diventare pratica condivisa.

Il 2026 punta sui giovani e sulle reti del territorio
La nuova edizione parte da questi elementi e prova ad allargare la base. Tra le direttrici principali c’è il rafforzamento delle collaborazioni con i Centri di Comunità e con il mondo universitario.
L’obiettivo è intercettare nuovi volontari, in particolare tra i più giovani, introducendo una dimensione intergenerazionale che può incidere sulla qualità delle relazioni e sulla continuità del progetto.
Proseguiranno le campagne informative, gli incontri pubblici e i momenti di formazione per chi decide di aderire. Non solo per aumentare i numeri, ma per consolidare un modello che si regge sulla tenuta delle relazioni nel tempo.
Alla presentazione dell’edizione 2026 sono intervenute Cristina Purgato per la Direzione Servizi Sociali, Deina Centomo per la cooperativa Spazio Aperto, la volontaria affidataria Gaia De Maldè e Paola Bozzini, che il progetto lo vive come affidata.
È stata proprio quest’ultima a restituire, più di ogni dato, il senso dell’iniziativa. Perché a un certo punto la distinzione tra chi dà e chi riceve si fa meno netta.
E quello che resta non è il servizio, ma il fatto che qualcuno entra nella tua vita e ci resta.

