Il 29 marzo 1997 moriva tragicamente un brillante uomo politico veronese, Nicola Pasetto. Aveva 38 anni e se non fosse stato per quello schianto notturno in autostrada, oggi avremmo un uomo coraggioso come Achille e saggio come Nestore fra i ministri che ci governano. Il fato decise altrimenti. Il suo progetto di “portare avanti le nostre radici” s’infranse quella notte, sulla sua Lancia Thema lanciata ad alta velocità. Al suo fianco mancava il collega e amico fraterno, Paolo Danieli, che vegliava costantemente su di lui e che, forse, lo avrebbe protetto. Nel ventinovesimo anniversario della sua scomparsa abbiamo chiesto a Marco Zacchera di ricordarlo.

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Nicola Pasetto (Foto di Flash)

(Marco Zacchera) Quando approdai alla Camera dei deputati, nella primavera del 1994, Nicola era già “vecchio” di una legislatura – era stato eletto nel 1992 – e, visto che i neoeletti di Alleanza Nazionale erano tanti, è ovvio che noi matricole lo guardassimo con rispetto. Lo avevo intravisto negli anni precedenti ma non ci eravamo mai veramente frequentati, mentre alla Camera legammo subito per una coincidenza importante.

Chi ha buona memoria ricorderà che alle elezioni politiche del 1994 il Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale si presentò agli elettori come “Alleanza Nazionale- MSI ” pur non avendo ancora assunto questa denominazione ufficiale.

Grazie all’abilità politica di Pinuccio Tatarella, AN si collegò a Forza Italia nei collegi del centro-sud vincendo così con il “Patto del buongoverno” nella maggioranza di quei collegi uninominali, ma al nord – dove era ancora forte il preconcetto postfascista – solo Forza Italia e Lega Nord si presentarono insieme con il “Patto delle libertà” ma non collegandosi con AN che così, nei collegi uninominali, corse da sola.

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Nicola fra la sua gente (Foto di Flash)

Pur avendo ottenuto un ottimo successo elettorale, per AN le regioni del nord erano quindi rappresentate solo dagli eletti nella quota proporzionale e non nei collegi e il risultato fu che dei 105 deputati del gruppo solo nove fossero dell’Italia settentrionale, in pratica solo uno per circoscrizione.

Nicola Pasetto era l’unico eletto del Veneto occidentale (Mario Pezzoli fu eletto nell’altra circoscrizione veneta) mentre io ero il solitario rappresentante del Piemonte orientale.

Ovvio che tra il piccolo manipolo di deputati settentrionali ci fu subito un’intesa totale anche perché dovevamo in qualche maniera tutelarci dalla debordante presenza numerica degli eletti del centro-sud rischiando che il nuovo partito fosse a sola trazione “sudista”.

Non è un dettaglio da poco: gli emendamenti da presentare, le proposte di legge, la lettura stessa degli avvenimenti – per esempio quelli di carattere economico – sono profondamente legati alle necessità o priorità territoriali eppure, nonostante che AN avesse allora raccolto anche al nord una percentuale di voti molto alta, rischiavamo di fatto una certa marginalità.

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“La Speranza” quadro di Ridanio Menini (2023)

Non solo, mentre al centro-sud Alleanza Nazionale rappresentava in qualche modo il voto “sociale” di protesta all’interno del governo a forte maggioranza Forza Italia-Lega Nord, nel settentrione le forze erano più che invertite in quanto era la Lega Nord a rappresentare buona parte dei collegi uninominali nonostante avesse raccolto una percentuale di voti non troppo superiore ad AN. Umberto Bossi aveva infatti sapientemente piazzato moltissimi suoi uomini nei collegi e lo stesso Berlusconi non aveva immaginato il successo della neonata Forza Italia che spesso si trovò senza candidati adeguati a coprire i tutti i ruoli.

Nacque quindi con Nicola un’idea che iniziò subito a circolare: creare – pur nella necessaria e doverosa unicità di An – una specie di “Alleanza Nord” che raccogliesse specificatamente le istanze, i problemi e le specificità dei nostri territori.

Guardando lontano pensavamo di poter così più facilmente intercettare buona parte del voto alla Lega che attuava una politica che si contraddistingueva più per gli slogan roboanti contro Roma-ladrona che per la concretezza delle proposte.

In quel periodo Forza Italia sembrava infatti senza radici e la sua classe dirigente era rappresentata solo da imprenditori vicino a Berlusconi (o direttamente suoi dirigenti di Publitalia) senza agganci popolari e basi solide nell’elettorato. Inoltre tutti pensavano che il movimento di Berlusconi si sarebbe presto appannato e quindi c’erano da raccogliere ampi consensi soprattutto con un’offerta elettorale seria, pragmatica, concreta.

I dati delle “Europee” del 1994 e le successive elezioni regionali l’anno successivo lo avevano confermato, anche se Forza Italia aveva mantenuto le proprie posizioni grazie anche ad una martellante propaganda TV che fu poi drasticamente ridotta dalle normative di “par condicio” imposte dal governo Dini subentrato a Berlusconi nel febbraio 1995 dopo l’abbandono della Lega alla maggioranza di governo per penalizzare il Cavaliere.

Proprio questo voltafaccia leghista ci avrebbe potuto dare un grande spazio politico nel nuovo scenario di centro-destra che si era aperto dopo il crollo dei partiti tradizionali, ma stava a noi intercettarlo con intelligenza e per questo “Alleanza Nord” – pur rimanendo assolutamente ancorata in AN – ci sembrava un ottimo mezzo di penetrazione sollevando tematiche proprie del Nord, per esempio la necessità di modernizzare le strutture dei trasporti.

Una proposta che Gianfranco Fini incoraggiò, ma sulla quale non tutti erano d’accordo. Ricordo le riserve di Ignazio La Russa e che lo stesso Pinuccio Tatarella si mise subito di traverso, di fatto bocciando l’iniziativa.

Con Nicola “resistemmo” ed organizzammo proprio alla Fiera di Verona un memorabile convegno aperto soprattutto alle categorie produttive portando come relatori personaggi di primo piano. Ne venne un evidente successo, tanto che Fini si convinse a darci una certa “carta bianca” per il futuro, ma – proprio poche settimane dopo – Nicola ci lasciò improvvisamente e di fatto l’iniziativa, senza di lui che ne era la bandiera, fu rallentata e poi dispersa limitandosi di fatto ad un manifesto programmatico. Tuttora la considero una grande occasione politica perduta per la Destra italiana.

Ma c’è un altro aspetto di Nicola che va ricordato: il suo carattere deciso e senza paura, sanguigno e pronto a passare dalle parole…ai fatti.

Per esempio – provocato – fu protagonista della prima rissa parlamentare della seconda repubblica il 20 ottobre 1994, come ben ricorda su “Il foglio” del 18 febbraio 2015 Stefano di Michele raccogliendo vent’anni dopo i ricordi dei protagonisti.

Una bella mischia alla quale non potei partecipare solo perché in quel momento ero in Transatlantico a pochi passi dall’emiciclo (ma sbarrarono subito le porte di accesso all’aula appena cominciato il parapiglia) e che è ancora parzialmente visibile via video perché – dopo la sospensione della seduta per tumulti – il resoconto parlamentare pudicamente tace e le telecamere furono spente come da regolamento.

Alla base ci fu una provocazione verbale del deputato progressista Mauro Paissan che, relatore in un dibattito sulla Rai, accusò quelli di AN di essere “i nuovi tangentisti, i nuovi tangentari”, non subito interrotto dalla presidente Irene Pivetti che, come spesso accadeva, era decisamente troppo incerta nel dirigere i lavori d’aula.

Gli animi erano già tesi e quella frase fu la scintilla che fece divampare l’incendio. Come ricordano i presenti, iniziò infatti una zuffa memorabile davanti ai banchi del governo con alcuni deputati progressisti e di Rifondazione Comunista che reagirono alle urla (e agli insulti) degli ex missini superarono la fragile barriera dei commessi.

Mentre iniziava lo scontro ecco Nicola che – velocissimo – con un’azione da commando uscì precipitosamente dall’aula dalla porta a destra della presidenza rientrando immediatamente da quella di sinistra e che “accerchiò” quindi gli avversari da dietro, mentre tra gli ex missini che “difendevano” la parte destra dell’emiciclo si distingueva l’ex rugbista e presidente del CUS Catania Benito Paolone che – posati diligentemente e con calma borsello e giacca su una sedia – attaccava a testa bassa in camicia e cravatta i compagni avanzanti con un’azione degna di un ottimo pacchetto di mischia.

Di lato spingeva intanto Vincenzo Zaccheo, sindaco di Latina (1.90 e molti chili di stazza) mentre il genovese Francesco Marenco, piccolo ma veloce, sferrava un cazzotto improvviso in faccia ad un avversario mandandolo rovinosamente K.O.

Pochi istanti e ne seguì un parapiglia generale con una ventina di onorevoli colleghi che calavano dai rispettivi banchi a difendere i “loro”, con immediata sospensione della seduta, successiva “squalifica” dei partecipanti al tumulto per diverse sedute e conseguente divieto di accesso all’aula per un buon numero di deputati dei due fronti.

Nicola non si smentì e – subita la punizione senza proporre ricorsi e la memorabile sfuriata di Fini e Tatarella che ci convocarono tutti a porte chiuse nella sala del gruppo, preoccupati per l’immagine esterna data dal partito, che allora era da poco al governo – dichiarò senza riserve al Corriere della Sera: “ Fini avrà pure il suo aplomb, ma io tangentaro non me lo faccio dire da nessuno, tanto meno da quella donnicciola di Paissan …” anche se il termine usato per definire l’onorevole collega fu un tantino diverso.

Per chi ha voglia di ricordi – ho poi proseguito per 18 anni il mio mandato parlamentare, ma una rissa così a Montecitorio non l’ho mai più vista – consiglio di rivedere le immagini che allora fecero il giro del mondo: su YouTube non sono complete, ma rendono bene l’idea.

Perché Nicola era così: impulsivo ma generoso, convinto delle sue idee e delle sue azioni, concreto ed attento, un uomo pratico e di parola al quale non potevi che essere amico.

Ricordo l’incredulità alla notizia dell’incidente in autostrada e della fatalità di quel blocco di cemento a bordo strada, i suoi funerali con lo sgomento vero che leggevo negli occhi di tantissime persone e di lui ho ancora oggi una memoria incancellabile e struggente perché sono certo che, con Nicola ancora in prima fila, molti cambiamenti avvenuti in Alleanza Nazionale negli anni successivi e, purtroppo, non sempre positivi – in Veneto come in tutta Italia – non sarebbero stati gli stessi.