(di Gianni Schicchi) Con l’esibizione del Concerto Italiano diretto dal suo fondatore Rinaldo Alessandrini, il Ristori Baroque Festival raggiunge il culmine qualitativo della sua proposta affidandola alla miglior esecuzione oggi possibile in campo internazionale. 

Rinaldo Alessandrini maggior espressione del barocco italiano

Rinaldo Alessandrini e il suo complesso si possono oggi considerare la maggiore espressione del barocco italiano per l’alto livello delle prestazioni raggiunte, in grado di dominare l’arduo dettato polifonico-contrappuntistico dei capolavori prescelti, attraverso una prassi esecutiva particolarmente rigorosa, unita ad una non comune sensibilità.    

Complesso è il loro programma esibito al Ristori, comprendente trascrizioni e adattamenti operati dallo stesso Alessandrini agli originali di Bach, riguardanti: la Passacaglia BWV 582 per cembalo, l’Aria variata alla maniera italiana BWV 989 per violino e basso continuo, la Canzona all’organo BWV 588, per accedere poi dopo l’intervallo, alle celebri Variazioni Goldberg BWV 988. Quest’ultime sono composte da un’Aria iniziale, seguita da 30 variazioni numerate, per un totale di 32 brani, inclusa la ripresa dell’Aria alla fine. Un’opera strutturata in 10 cicli di tre variazioni, che combinano forme musicali diverse come danza, toccata e canone. 

La prima parte del concerto è volata via con una condotta agogica mediamente fluida, ma al tempo stesso ben calibrata, priva di scelte esagerate, tale da permettere una resa sostanzialmente ariosa dei fraseggi, insieme ad una cura meticolosa dei dettagli.  

Le Variazioni Goldberg ci hanno posto invece qualche interrogativo circa la loro ennesima trascrizione. Certamente non mancano trascrizioni efficaci delle opere bachiane, capaci di rivelare nuove prospettive e tali da offrire nuovi motivi di riflessione, come nel caso delle Suite per violoncello trascritte per tiorba o per viola, o numerosissime versioni pianistiche per clavicembalo. Però il loro concepimento, espressamente per un clavicembalo a due manuali e facenti parte di un itinerario stilistico e tecnico della tarda Klavier ṻbung appositamente destinato agli strumenti a testiera, viene qui presentato per un complesso da camera costituito da due violini, viola, violoncello, contrabbasso e clavicembalo, che non esitiamo a definire almeno “straniante”.

Ế pur vero che Bach aveva trascritto diverse sue composizioni, ma si trattava di soluzioni che, in genere, non snaturavano l’originale, come nel caso di una Suite per violoncello trascritta per liuto e di un lavoro per liuto trascritto per clavicembalo. Inoltre i suoi Concerti per violino proposti per clavicembalo sono legittimi rifacimenti voluti dallo stesso compositore, concepiti per le proprie necessità esecutive.

Le Goldberg proposte da Alessandrini ci sembrano molto trasformate: alcune variazioni vengono eseguite nella tessitura originale, altre invece ci sono sembrate trasportate, mentre il clavicembalo viene relegato in qualche occasione ad una funzione di accompagnamento, come il violoncello, anche se in certi casi sono chiamati ambedue a svolgere una funzione polifonico-contrappuntistica ben più importante. Inoltre i sei strumenti sono in prevalenza uniti solo in alcune variazioni.

Ế doveroso comunque ammettere che nelle proposte di Alessandrini non sono mancate del tutto le soluzioni efficaci o suggestive, dovute soprattutto al ricorso ad una ricca ornamentazione, ad una prassi esecutiva storicamente informata e ad alcuni impasti timbrici, addolciti dal suono di violoncello e dal contrabbasso (avremmo gradito anche il flauto).

Ế altrettanto doveroso evidenziare la coesione e la compattezza dei sei membri del Concerto Italiano, tra i quali si sono distinti il violoncello di Ludovico Minasi capace di ottenere suoni morbidi ed omogenei, mentre Rinaldo Alessandrini ha offerto alcune interessanti soluzioni personali ed un timbro clavicembalistico particolarmente piacevole. Variazioni Goldberg condotte con tempi molto sostenuti, contenute in cinquanta 50 minuti: il che non è un fatto di poco conto se pensiamo a molte incisioni discografiche in cui si sfiorano spesso i settanta minuti. Successo dell’esecuzione decretata da vistosi applausi al termine.