(Angelo Paratico) L’Associazione Pro 4 women è una non-profit che si propone la promozione dei diritti e della dignità di ogni donna in un contesto di eguaglianza di genere, senza trascurare un altro valore fondamentale: quello della libertà, in qualsiasi declinazione. Il tutto allo scopo di migliorare la condizione sociale delle donne, fin dalla giovane età, partendo dalla crescita del livello di istruzione. Il 28 marzo 2026 questa associazione ha organizzato un incontro dedicato a Niccolò Machiavelli, alla vigilia dei cinque secoli dalla sua morte, che cadrà nel 2027. Il 28 marzo 2026 questa associazione ha organizzato un incontro dedicato a Niccolò Machiavelli, alla vigilia dei cinque secoli dalla sua morte, che cadrà nel 2027.

L’incontro si è svolto presso la Sala Garonzi di Quinzano e i relatori sono stati il Prof. Stefano Quaglia, ex docente di lingua greca; Giovanni Perez, filosofo, esperto del Futurismo veronese e direttore responsabile del giornale l’Adige di Verona; l’avv. Lucia Poli, che ha attualizzato il messaggio di Machiavelli e ne ha illustrato gli aspetti più pratici; l’avv. Elisa Fichera ha tirato un ardito parallelo fra l’Arte della Guerra di Sun Tzu e l’omonima opera di Machiavelli. Ha moderato l’editore Angelo Paratico.
Niccolò Machiavelli (Firenze, 3 maggio 1469 – Firenze, 21 giugno 1527) fu figlio di Bernardo, dottore in legge (1432-1500), e di Bartolomea Nelli (1441-1496).

Nel 1509 da novembre a dicembre il Machiavelli fu a Verona presso l’imperatore, Massimiliano I, che era intervenuto personalmente nella guerra della lega di Cambrai contro Venezia; a questo soggiorno appartiene il capitolo Dell’ambizione, dedicato a Luigi Guicciardini. L’imperatore tedesco venne a ricevere dalla cittadinanza giuramento di fedeltà nell’ottobre del 1509.
Nonostante il controllo formale asburgico, a presidio della città rimasero anche le truppe francesi e giunsero quelle spagnole (i bastioni di Spagna, nei pressi di San Zeno, devono il nome al luogo dove queste ultime si acquartierarono), in tutto 18.000 soldati. L’occupazione delle masnade della lega fu brutale e vessatoria con continue razzie e violenze sulla popolazione veronese. I tentativi di rivolta dei veronesi vennero soffocati nel sangue con torture e pubbliche esecuzioni.

Il Machiavelli oggi viene ricordato soprattutto per il suo Il Principe che uscì fra il 1531 e il 1532 (editore Blado) e nel 1559 già comparve nell’Indice dei libri proibiti. Da quel momento l’opera, spesso distorta nel suo significato e aspramente criticata, continuerà a diffondersi liberamente nei paesi protestanti mentre in Italia circolerà solo in forma clandestina: due secoli dopo, nel 1782, il granduca Leopoldo di Toscana, promotore di una politica illuminata e riformista, farà pubblicare di nuovo il Principe. L’opera fu composta in una fase dolorosa per la vita di Machiavelli. Nel 1512 i Medici erano rientrati a Firenze grazie all’appoggio degli spagnoli e della cosiddetta lega Santa promossa da Giulio II contro la monarchia francese, storica alleata dei fiorentini.
L’avvenimento segnò la fine della Repubblica, con il conseguente allontanamento del gonfaloniere Pier Soderini e di tutti coloro che, nel precedente regime, avevano ricoperto cariche istituzionali. Niccolò fu processato e condannato. Sospettato di aver preso parte alla congiura ordita da A. Capponi e P. Boscoli contro i Medici, il 12 febbraio del 1513 fu arrestato e torturato. Sembra che rischiasse il carcere perpetuo e lo evitasse grazie a Giuliano de’ Medici (a cui inviò dalla prigione due sonetti), e fu condannato a pagare una malleveria. Ma, dopo pochi giorni, poté uscire di prigione grazie all’amnistia seguita all’elezione papale di Giovanni de’ Medici (Leone X). Machiavelli si ritirò nel podere dell’Albergaccio, a Sant’Andrea in Percussina.

Fra il Cinquecento e il Seicento
Soprattutto in Francia si creò una forte opposizione a Machiavelli, determinata non da un reale approfondimento del suo pensiero ma da ragioni di politica interna: l’ostilità verso gli italiani al seguito di Caterina de’ Medici, reggente dopo la morte di Enrico II; il rifiuto da parte dei protestanti francesi – gli ugonotti – di qualsiasi tipo di stato che non si basi su una visione religiosa; l’opposizione della borghesia alla formazione di una monarchia assoluta basata sul potere di un solo uomo.
Il Settecento e l’Ottocento
Gli Illuministi assunsero nei confronti di Machiavelli due posizioni opposte: alcuni lo ritengono un sostenitore del dispotismo, come Federico II di Prussia, altri della libertà repubblicana, come Rousseau e Ugo Foscolo. In Italia, durante il Risorgimento, Machiavelli verrà visto come un profeta dell’unità del paese; i cattolici e Mazzini, però, condanneranno la sua visione politica, in cui sono assenti principi morali e spirituali. Francesco De Sanctis, nella sua Storia della Letteratura Italiana, lo considera il “fondatore dei tempi moderni” perché ha superato l’idea medievale di trascendenza per affermare la piena autonomia dell’uomo di fronte alla storia.
Dal Novecento a oggi
L’uso strumentale del pensiero di Machiavelli non cessa durante il ‘900: Mussolini interpreta l’autore del Principe come un convinto sostenitore dello stato totalitario; Antonio Gramsci, incarcerato dal fascismo, lo vede come un fautore dei moderni Stati europei. Anche ai giorni nostri importanti uomini politici italiani hanno scritto introduzioni al testo di Machiavelli.
I relatori hanno concluso il loro incontro ripromettendosi di organizzare un nuovo evento a Verona nel giugno 2027.
