Pasqua, sinonimo di tradizione e prodotti tipici, si avvicina in un contesto non privo di criticità per il comparto dolciario artigiano. A tracciare il quadro è Confartigianato Imprese Verona, che parla di una stagione “dolce a metà”, segnata dall’aumento dei costi e dalla crescente difficoltà nel reperire personale qualificato.

«Non proprio dolcissima per il nostro settore – osserva il presidente Devis Zenari – ma le imprese di pasticceria, cioccolateria e panificazione faranno comunque del loro meglio». Una fase cruciale, a pochi giorni dalla festività, che mette sotto pressione uno dei comparti simbolo della tradizione alimentare locale.

Devis Zenari Pres Confartigianato Imprese Verona

In provincia di Verona operano 570 imprese del settore dolciario e della pasticceria, di cui ben 432 artigiane. Il comparto include attività che spaziano dalla produzione di gelati e pane fino a pasticceria fresca e conservata, biscotti, cacao, cioccolato e confetteria. Nello specifico, sono 252 le aziende artigiane legate alla produzione dolciaria e 180 quelle attive nella pasticceria e gelateria.

Il quadro regionale conferma la centralità dell’artigianato: in Veneto si contano 3.458 imprese del settore, di cui 2.752 artigiane, impegnate nella realizzazione dei prodotti tipici pasquali, dalle uova di cioccolato alle colombe.

A incidere è soprattutto il fronte dei costi. «Persistono tensioni sulle materie prime – spiega Gaia Crisetti – con rincari significativi registrati a febbraio 2026: +17% per il cacao in polvere, +12,9% per il caffè e +6,8% per il cioccolato». A questi si aggiungono le incognite legate all’energia, con ripercussioni anche sui prezzi al consumo, aumentati del 3,1% per i prodotti di gelateria e pasticceria. Nonostante ciò, le imprese cercano di contenere i ritocchi per non gravare sui consumatori.

Ma la criticità più rilevante riguarda il lavoro. Secondo i dati di Unioncamere e ANPAL, nel 2025 in Veneto erano previste 500 assunzioni tra pasticcieri, gelatieri e cioccolatieri: ben 380, pari al 79%, si sono rivelate difficili da coprire. Nel 73,7% dei casi la causa è la mancanza di competenze adeguate, mentre solo nel 20% pesa l’assenza di candidati. Le imprese cercano soprattutto giovani, con ampio ricorso all’apprendistato e una quota significativa di contratti a tempo indeterminato.

Situazione complessa anche per i panificatori: su 380 ingressi programmati, il 58% risulta di difficile reperimento, principalmente per carenza di candidati.

«Le nostre imprese continuano a garantire qualità e tradizione – sottolinea Roberto Boschetto – ma senza un adeguato ricambio generazionale e senza competenze rischiamo di non sostenere la domanda, soprattutto nei momenti di picco come la Pasqua». A pesare ulteriormente è il costo dell’energia: il prezzo del gas ha raggiunto i 46,4 euro al MWh, con un incremento del 56,6% rispetto alle previsioni di dicembre, incidendo in modo rilevante su attività ad alta intensità energetica come forni e laboratori.

Il nodo si lega anche alla formazione. I dati del Ministero dell’Istruzione mostrano una scarsa attrattività dei percorsi professionali: in Veneto, per l’anno scolastico 2026/2027, solo il 15% degli studenti ha scelto istituti professionali e appena lo 0,66% i percorsi di istruzione e formazione professionale. Un bacino ritenuto insufficiente rispetto alle esigenze del mercato.

In questo contesto si inserisce la riforma dell’istruzione tecnico-professionale “4+2”, promossa dal ministro Giuseppe Valditara, che punta a rafforzare il collegamento tra scuola e mondo del lavoro. Per Confartigianato, la sfida sarà tradurre questa opportunità in interventi concreti: potenziare i laboratori, aggiornare le infrastrutture formative e coinvolgere direttamente gli artigiani nei percorsi educativi.

Una Pasqua dunque dal sapore agrodolce, in cui le imprese artigiane sono chiamate ancora una volta a coniugare qualità, tradizione e resilienza in un contesto economico e occupazionale complesso.