(a..r.) L’analisi della 3ª eliminazione consecutiva della Nazionale dal campionato mondiale di calcio è complessa.
La partita di ieri è stata pesantemente condizionata dall’espulsione di Bastoni. A causa di questo episodio l’Italia ha subito gli avversari per quasi tutto il resto della partita, se avessimo potuto giocarcela alla pari li avremmo sicuramente domati, già in 10 abbiamo mancato più il 2-0 noi che il pareggio loro in 11.
Va comunque detto che l’essere arrivati a giocarsi un mondiale all’ennesimo spareggio (perso), è l’epilogo di una situazione malata a monte. È vero che al girone abbiamo trovato una Norvegia stratosferica, una sorte di Islanda o Croazia e altre meteore che dal nulla hanno avuto momenti di gloria memorabili, ma una nazionale come l’Italia dovrebbe vivere le qualificazioni in maniera più serena, non certo semplice, ma almeno con più consapevolezza e determinazione.
Uno dei problemi che affliggono l’Italia in tutti i settori al punto di esserne diventato ormai un aspetto culturale, è la mancanza di responsabilità, sia per quanto riguarda l’individuo nei confronti della collettività, sia per la mancanza di quadri, istituzioni, gerarchie, che responsabilizzino i membri della comunità, chi sbaglia non paga
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I giocatori staranno già pensando al loro club e a come organizzarsi le loro vacanze estive mondane, i responsabili verranno invitati a cena da dirigenti, istituzioni e politici in qualche lussuoso ristorante a parlare del nulla, senza un provvedimento sanzionatorio, certi di avere altre strade.
La 3ª esclusione consecutiva dal mondiale ha radici nella società italiana
In Italia non c’è attaccamento nei confronti di niente e nessuno, lo si vede già dagli stessi tifosi della Nazionale, dai campanilismi dove prevalgono le rivalità di club rispetto al bene della nazionale, ai fischi degli inni avversari (unici al mondo) e durante il ritornello del nostro inno borbottano un vergognoso “po-poropò-poropoppopopopò!”, mai un coro, stadi in silenzio anche in casa dove sugli spalti si vedono magliette e bandiere della squadra della città ospitante!
Per farsi un’idea di cosa voglia dire sostenere la propria nazionale basti guardare agli stadi all’estero, tutti con la maglia della nazionale, solo bandiere nazionali e cori senza fine, anche in quei paesi dove il calcio è oltre al 5° posto come sport più praticato! Il nulla contro una comunità, partita già chiusa ancor prima di iniziare.
Per via di calcio giocato pesa tanto la presenza quasi totalitaria di giocatori stranieri in serie A, complice anche la denatalità, ma così facendo mettiamo a disposizione la nostra tradizione calcistica che attraverso gli allenatori forma grandi giocatori di altre nazionalità.
Il problema di questa nostra Italia è presente a tutti i livelli, umano, sociale, spirituale, etico, morale, politico, economico, sportivo e demografico è che stiamo diventando un popolo afflitto da tristezza, non progettiamo più, non crediamo né in noi stessi né nel futuro dei nostri figli. La risposta è riscoprirci come comunità, riappropriarci della voglia di vivere e tenere gli occhi fissi verso un orizzonte lontano, sentirci parte di una grande famiglia che sappia progettare e percorrere con fierezza una strada comune, orgogliosi del nostro passato, forti del nostro presente e determinati verso il nostro destino comune.
