(a.z.) Non solo un segnale politico a Roma, ma anche una strategia che inizia a diventare ben visibile sul territorio.
Futuro Nazionale, guidato dal generale Vannacci, alza il livello dello scontro parlamentare e i suoi 3 deputati votano no alla fiducia al governo Meloni. Una scelta che segna una discontinuità rispetto allo scorso 11 febbraio, quando, pur bocciando un provvedimento sulle forniture di armi all’Ucraina, avevano comunque sostenuto la fiducia all’esecutivo.
Il voto certifica la frattura politica. Alla base, una riflessione esplicitata dallo stesso Vannacci poche ore prima: la fiducia, ha sottolineato, “è un sentimento reciproco”. Da qui la decisione di non sostenerla su un decreto ritenuto insufficiente nel raggiungere gli obiettivi prefissati e nel supportare davvero le necessità dei cittadini
Allo stesso tempo, inaugura la stagione della raccolta dei consensi anche nella provincia di Verona, dove nelle ultime settimane ha raccolto adesioni, oltre che ne capoluogo, in numerosi comuni. Un’espansione che viene letta come segno concreto di una volontà di cambiamento anche a livello locale nel centro destra e non solo.
Accordo Vannacci-Alemanno
Sul piano politico, cresce anche il peso del progetto. L’adesione di Gianni Alemanno, con la confluenza del suo movimento Indipendenza, rafforza Futuro Nazionale, che si presenta come una destra “pura e orgogliosa”, intenzionata a costruire una propria identità autonoma e soprattutto a creare una vera alternativa all’appiattimento del centro destra attuale, su posizioni globaliste ed europeiste.
Pur definendo l’esecutivo Meloni “il meno peggio possibile”, Vannacci inizia dunque a marcare le distanze, aprendo una fase nuova: più critica nei confronti del governo e più radicata nei territori. Una doppia direttrice che, tra Roma e il resto dell’Italia, punta a trasformare il malcontento in consenso organizzato, probabilmente in vista delle elezioni del 2027, sia amministrative che nazionali.

