Critiche alla gestione del progetto
Prosegue tra le polemiche l’intervento per la realizzazione della pista ciclabile Parona–Ponte Garibaldi lungo via Preare, un’opera finanziata con fondi PNRR per oltre 2,2 milioni di euro. Al centro del dibattito, il taglio di un filare di 62 tigli e le scelte progettuali adottate dall’amministrazione comunale.
A sollevare critiche è la presunta contraddizione dell’assessore Benini, che quando sedeva tra i banchi dell’opposizione s’era distinto per interventi contro l’abbattimento degli alberi ritenuto ingiustificato. Oggi quanto sta accadendo in via Preare riproporrebbe proprio quelle dinamiche che lo stesso Benini aveva duramente criticato.
Nel mirino anche le tempistiche delle valutazioni tecniche. L’assessore ha dichiarato che solo all’inizio del 2025 è stata effettuata una perizia approfondita sul filare di tigli. Un elemento che suscita perplessità, considerando che il progetto della ciclabile risale al 2022. Da qui l’interrogativo sollevato: come sia stato possibile pianificare un’opera di tale impatto senza tenere conto sin dall’inizio della presenza delle alberature.
Le critiche riguardano anche la mancata individuazione di soluzioni alternative al taglio nel corso degli anni e l’assenza di valutazioni preventive che avrebbero potuto evitare l’attuale scenario. Inoltre, viene ritenuto poco coerente prevedere le piantumazioni sostitutive solo dopo l’abbattimento, anziché avviare per tempo un ricambio graduale del verde
Giustificazione tardiva per il taglio dei tigli.
Secondo questa lettura, l’operato dell’amministrazione apparirebbe come una giustificazione tardiva, costruita per legittimare una decisione già presa, più che il risultato di una pianificazione attenta. In fase preliminare, osservano i critici, sarebbe stato opportuno commissionare immediatamente una perizia sullo stato degli alberi, visibili e noti fin dall’inizio, e informare tempestivamente la cittadinanza, evitando di giungere a scelte irreversibili senza un adeguato confronto pubblico.
Le spiegazioni fornite in questa fase vengono quindi interpretate come un tentativo di sostenere a posteriori la realizzazione dell’opera, portata avanti con determinazione nonostante le criticità emerse. Una vicenda che riaccende il confronto tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio ambientale urbano.
