(Giorgio Pasetto) In vista delle elezioni amministrative della primavera 2027, Verona si trova davanti a un passaggio cruciale. Non si tratta semplicemente di scegliere una nuova guida politica oppure riconfermare l’attuale, ma di definire quale direzione dare alla città nei prossimi anni.

Negli ultimi cicli amministrativi, il dibattito pubblico è stato spesso dominato da una contrapposizione rigida tra destra e sinistra. Una polarizzazione che, se da un lato alimenta il confronto politico, dall’altro rischia di paralizzare le decisioni e allontanare l’attenzione dai problemi concreti dei cittadini.

Oggi più che mai serve una visione centripeta: un approccio capace di mettere al centro le priorità reali della città, costruendo soluzioni condivise e pragmatiche. Verona ha bisogno di meno slogan e più progettualità.

Sport e impiantistica: una leva sociale, non solo ricreativa

Il primo pilastro su cui costruire questa visione riguarda lo sport. Non come semplice attività ricreativa, ma come strumento di inclusione sociale, crescita personale e coesione urbana.

Verona dispone di un potenziale enorme, ma oggi l’impiantistica sportiva comunale presenta limiti evidenti. È necessario un piano organico di riqualificazione e sviluppo che coinvolga tutte le strutture, con un’attenzione particolare a realtà simboliche come la sede della Fondazione Bentegodi e gli spazi dedicati alle associazioni sportive.

Investire nello sport significa; creare spazi sicuri e accessibili per i giovani; prevenire il disagio sociale; rafforzare il senso di comunità e sostenere il lavoro delle associazioni locali.
Non è un costo, ma un investimento strategico sul futuro della città.

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Giorgio Pasetto

Viabilità: meno ideologia, più soluzioni

Il secondo tema centrale è quello della viabilità. Negli ultimi anni, Verona ha vissuto una fase complessa, tra cantieri, modifiche alla circolazione e disagi diffusi. Il problema non è intervenire, ma come si interviene. Serve una pianificazione più chiara, comunicata meglio ai cittadini e costruita su dati reali, non su posizioni ideologiche.

Accanto alle grandi opere, esistono poi questioni quotidiane che incidono profondamente sulla qualità della vita: tra tutte, la manutenzione stradale. Le buche non sono un dettaglio, ma un simbolo di inefficienza percepita. Una città che funziona è una città che cura anche le cose apparentemente più semplici.

Decoro e sicurezza: uscire dalla propaganda

Il terzo ambito riguarda il decoro urbano e la sicurezza. Temi da anni al centro del dibattito, ma troppo spesso affrontati con logiche di contrapposizione politica. La sicurezza non può essere né uno slogan né un tabù. Così come il decoro non può essere ridotto a interventi episodici. Serve un approccio integrato che unisca: il presidio del territorio; le politiche sociali; la cura degli spazi pubblici e la collaborazione con cittadini e associazioni
Solo così si possono affrontare problemi radicati senza cadere nella trappola della polemica permanente.

Partecipazione: una città costruita dal basso

Accanto ai contenuti, è fondamentale anche il metodo. Una città moderna non può essere pensata e gestita solo “dall’alto”. Serve una visione che nasca dal basso, dalla partecipazione reale dei cittadini. Strumenti come petizioni, raccolte firme, assemblee pubbliche e consultazioni devono diventare parte integrante del processo decisionale. Coinvolgere i cittadini significa: responsabilizzarli nelle scelte; raccogliere bisogni concreti e diffusi; •aumentare la fiducia nelle istituzioni e costruire soluzioni più efficaci e condivise.

La politica non deve limitarsi a decidere per i cittadini, ma deve creare le condizioni perché i cittadini possano contribuire attivamente alle decisioni.

Una nuova cultura amministrativa per Verona

Verona ha bisogno di una nuova cultura amministrativa: meno conflitto, più responsabilità. Meno divisione, più capacità di sintesi. Superare la polarizzazione non significa rinunciare alle proprie idee, ma avere la maturità di riconoscere che alcune sfide – sport, mobilità, sicurezza – non sono né di destra né di sinistra. Sono della città.

Le elezioni del 2027 rappresentano un’occasione per cambiare metodo, prima ancora che nomi. Per costruire una Verona più funzionale, inclusiva e consapevole. La domanda, oggi, non è chi vincerà. Ma quale visione saprà davvero unire.