I sindacati denunciano profonde criticità nel sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti nel territorio veronese e richiedeno interventi urgenti e coordinati. È la posizione espressa unitariamente dalle organizzazioni sindacali, che invitano a superare soluzioni temporanee per affrontare il tema con una visione complessiva, fondata su equità e sostenibilità.
Secondo i dati disponibili, a fronte di 5.424 posti letto autorizzati (di cui 5.398 accreditati), si stima la presenza di tra 45 mila e 60 mila anziani non autosufficienti. Numeri che evidenziano uno squilibrio significativo tra domanda e offerta di assistenza. I servizi domiciliari comunali (Sad) seguono circa 3 mila persone, mentre l’assistenza sanitaria domiciliare (Adi), gestita dall’Ulss 9, ha coinvolto nel 2024 38.625 utenti, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente, a fronte però di un numero di accessi sostanzialmente stabile.
Un quadro che, secondo i sindacati, conferma la necessità di rafforzare i servizi territoriali, a partire proprio dall’assistenza domiciliare. Attualmente, infatti, il carico assistenziale ricade in larga misura sulle famiglie, spesso costrette a sostenere costi diretti, ricorrere a caregiver privati o rinunciare all’attività lavorativa per garantire la cura dei propri cari.
Nel dibattito in corso, particolare attenzione viene riservata alle recenti sentenze amministrative che coinvolgono i Comuni nella copertura delle rette delle case di riposo. I sindacati comprendono le preoccupazioni degli enti locali, ma sottolineano come tali pronunce non rappresentino la causa del problema, bensì un elemento che ne evidenzia l’urgenza. Per questo, viene respinta l’ipotesi di introdurre “scudi amministrativi”, ritenuti inefficaci rispetto alla necessità di una riforma organica.
La richiesta dei sindacati Cgil, Cisl e Uil
La richiesta è quella di un intervento a livello nazionale, che punti su investimenti concreti nella domiciliarità, sul potenziamento dei servizi territoriali, sulla revisione del sistema delle Ipab e delle Rsa e sull’introduzione di una normativa che riconosca e sostenga il ruolo dei caregiver familiari.
Parallelamente, anche il livello locale è chiamato a fare la propria parte. In particolare, si evidenzia la necessità di rivedere i regolamenti comunali relativi alla compartecipazione alle rette, adottando criteri uniformi basati sull’Isee socio-sanitario come parametro per valutare la capacità economica degli utenti. Un passaggio ritenuto fondamentale per garantire trasparenza ed evitare disparità tra cittadini residenti in Comuni diversi della stessa provincia.
Ulteriore elemento critico riguarda la carenza di dati aggiornati e completi. Secondo i sindacati, manca una fotografia chiara del fenomeno: non sono disponibili informazioni ufficiali sulle liste d’attesa, sul numero effettivo di impegnative di residenzialità o sui posti letto realmente attivi. Una lacuna che ostacola la pianificazione di politiche efficaci e condivise.
“La non autosufficienza deve essere riconosciuta come una priorità pubblica – affermano Adriano Filice (Spi Cgil Verona), Viviana Fraccaroli (Fnp Cisl) e Gianluigi Meggiolaro (Uilp Uil) –. La cura delle persone anziane e fragili non può dipendere dal luogo di residenza o dalla disponibilità economica delle famiglie. Serve un sistema equo, uniforme e solidale, costruito con il contributo di tutte le istituzioni coinvolte”.
Una sfida, dunque, che richiede scelte coraggiose e una strategia condivisa, per rispondere a un fenomeno destinato a crescere nei prossimi anni.
