Torna anche quest’anno la campagna informativa “Non scuoterlo”, promossa da Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona per sensibilizzare la cittadinanza sui rischi della Sindrome del bambino scosso (SBS), una forma di maltrattamento che può avere conseguenze gravissime sulla salute dei neonati.

In occasione delle Giornate Nazionali di prevenzione, è stato allestito un info point nella hall del padiglione 30 dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, dove l’équipe del Pronto Soccorso Pediatrico ha fornito informazioni utili ai genitori. La novità del 2026 è l’apertura di uno stand anche fuori dall’ospedale: sabato 11 aprile in piazza Vittorio Veneto, dalle 11 alle 19, per raggiungere un pubblico più ampio. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Terre des Hommes e SIMEUP.

La Sindrome del bambino scosso si verifica quando un lattante viene scosso violentemente, spesso nel tentativo di calmare un pianto inconsolabile. Questo gesto provoca un movimento anomalo del cervello all’interno del cranio, con possibili emorragie cerebrali e retiniche, edema, danni neurologici permanenti fino al coma e alla morte. Il fenomeno riguarda principalmente bambini sotto i due anni, con un picco tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, fase in cui il pianto è più intenso.

A livello globale si registrano 20-30 casi ogni 100.000 bambini, ma il dato è probabilmente sottostimato. A Verona, come evidenziato dal direttore del Pronto Soccorso Pediatrico Pierantonio Santuz, si contano circa 3-5 casi l’anno, di cui 1 o 2 particolarmente gravi, con esiti neurologici permanenti.

I segnali della sindrome sono spesso difficili da riconoscere: tra i sintomi più comuni figurano vomito, irritabilità, difficoltà di suzione, letargia, problemi respiratori e convulsioni. Per questo, i sanitari raccomandano di non sottovalutare alcun campanello d’allarme e di rivolgersi tempestivamente al Pronto Soccorso anche in caso di dubbio.

Le conseguenze possono essere drammatiche: oltre la metà dei bambini presenta danni cerebrali permanenti, con disturbi cognitivi, comportamentali e ritardi nello sviluppo. Nei casi più gravi, la sindrome può portare al decesso, con un’incidenza che arriva fino a 1 caso su 4.

Fondamentale è la prevenzione. Il pianto del neonato, soprattutto nei primi mesi, può mettere a dura prova i caregiver, ma non bisogna mai scuotere il bambino. Gli esperti consigliano alternative semplici: cullarlo, portarlo a fare un giro, fargli un bagnetto o fasciarlo per favorire una sensazione di sicurezza. Se la situazione diventa difficile da gestire, è importante fermarsi, lasciare il piccolo in un luogo sicuro e chiedere aiuto.

«Si tratta di una forma grave di maltrattamento che spesso avviene in modo inconsapevole», sottolinea la pediatra Giovanna La Fauci, evidenziando come la fragilità fisica del neonato renda lo scuotimento particolarmente pericoloso. Un appello condiviso anche dalla caposala Valentina Guilarte, che invita genitori e caregiver a non affrontare da soli momenti di difficoltà, ma a rivolgersi a familiari, pediatri o al Pronto Soccorso Pediatrico, attivo 24 ore su 24.

Dai dati raccolti emerge inoltre che il 65% dei casi riguarda contesti familiari fragili, segnati da situazioni di disagio, che possono rendere più complessa la gestione dello stress legato al pianto del neonato.

La campagna “Non scuoterlo” si conferma quindi un’iniziativa fondamentale per informare, prevenire e supportare le famiglie, promuovendo una maggiore consapevolezza su un fenomeno ancora poco conosciuto ma potenzialmente devastante.

Non scuoterlo locandina