(Michael Benni) Alla vigilia del taglio del nastro di Vinitaly, la fiera del vino più importante in Italia in cui si registrano ogni anno centinaia di miglia di visitatori da tutto il mondo con un indotto importante per Verona, il governatore del Veneto Alberto Stefani sceglie il Durello per il Brindisi istituzionale allo stand della Regione.
Una bollicina autoctona veronese dal legame ancestrale tra i territori della denominazione e Venezia, sede di palazzo Balbi.
Un gesto simbolico che si inserisce in una narrazione che affonda le radici nella costruzione storica della Verona all’interno dei Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia, e nel ruolo strategico che l’intero arco prealpino ha avuto nei secoli.
La storia del Durello
Dal 1405 Verona entra nell’orbita veneziana, diventando un nodo fondamentale del sistema difensivo ed economico della Serenissima. Non solo città di controllo militare ma anche punto di connessione tra la pianura padana, le rotte commerciali e le aree montane.
La Serenissima, potenza commerciale senza terraferma, riteneva indispensabile integrare le periferie non solo come spazi da controllare, ma come risorse attive nel sistema economico-difensivo.
Nel XV secolo allargò la sua influenza tra le comunità cimbre che ottennero forme di autonomia e privilegi nell’uso di boschi e pascoli in cambio della gestione e della difesa del territorio.
Non solo. L’area era di alto interesse strategico per la pietra basaltica, il legname e vino.

Nei registri agrari redatti da Scipione Maffei già dal 1733, si trovano tracce di “Durasena”, il moderno Durello.
La sua struttura, l’acidità elevata e la buccia spessa la rendeva particolarmente adatta alla produzione di uve capaci di resistere ai trasporti e alla conservazione. L’acidità garantiva, inoltre, la conservazione del nettare di Bacco anche per le lunghe tratte marittime dei marinai.
I vigneti di Durella si alternavano a coltivazioni di ciliegi e patate, in un mosaico rurale che riflette l’adattamento continuo dell’uomo alla morfologia del territorio.
La compresenza agricola contribuiva a definire un equilibrio economico storicamente sostenibile, tipico delle aree di media montagna.
Il consorzio di tutela del Durello, come dichiara il Presidente Gianni Tessari, ha appena terminato la modifica del disciplinare: “oggi il consumatore potrà scegliere tra due DOC distinte, a cominciare dall’etichetta: la denominazione ‘Monti Lessini’ che farà riferimento al solo Metodo Classico, e la denominazione ‘Lessini Durello’ che indicherà invece il Metodo Charmat”.
Una distinzione che segna una fase nuova per la denominazione, chiarendo l’identità dei prodotti e rafforzando la riconoscibilità sul mercato, in un contesto internazionale sempre più competitivo.
Il Durello, quindi, può essere considerato quindi uno dei vini storicamente più rappresentativi del Veneto, espressione autentica di un territorio di confine tra Lessinia e pianura, dove agricoltura e geologia si intrecciano da secoli ma anche moderno e al passo con i cambiamenti del mercato.
