Il PIL del gusto

(Simone Vesentini*) Quando si parla di economia veronese si citano spesso industria, logistica, marmo, fiere e commercio internazionale. Tutto vero, ma c’è un’altra economia decisiva: quella dellenogastronomia.
Una filiera che unisce agricoltura, cantine, industria alimentare, ospitalità, commercio, eventi e servizi, contribuendo in modo significativo alla ricchezza del territorio.

Nel 2024 Verona ha prodotto circa 35,4 miliardi di valore aggiunto. L’enogastronomia, non comparendo come settore unico, vede per questo il suo peso spesso sottovalutato.
L’agroalimentare conta oltre 15.400 imprese, pari al 16,9% del totale provinciale. Nel 2024 l’export del comparto ha raggiunto 4,58 miliardi, circa il 30% delle esportazioni veronesi.

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Vino

Il vino è il simbolo di questa forza. Verona è la prima provincia italiana per export di bevande, con circa 1,2 miliardi, quasi interamente legati al vino. Amarone, Valpolicella, Soave, Lugana e Bardolino non generano solo vendite: alimentano turismo, reputazione e attrattività internazionale.

Turismo

Anche il turismo è parte integrante del sistema. Con quasi 20 milioni di presenze annue, Verona può contare su un mix unico di città d’arte, Lago di Garda, colline vitate e tradizioni gastronomiche.

Secondo stime nazionali, il turismo enogastronomico rappresenta circa il 15% della spesa turistica. Applicando questo ordine di grandezza al territorio veronese, il PIL generato dal binomio gusto-turismo raggiunge centinaia di milioni di euro ogni anno, con effetti che si estendono a hotel, trasporti, commercio e servizi.

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Ristorazione

Una stima significativa riguarda anche il settore della ristorazione. In provincia operano migliaia di ristoranti, trattorie, bar e pubblici esercizi che, tra fatturato e valore aggiunto diretto e indotto, contribuiscono per circa 1-1,5 miliardi all’economia veronese.

Ma i numeri non dicono tutto. Le nostre osterie e i nostri ristoranti sono “l’ultimo miglio” di questa immensa filiera. È ai nostri tavoli, grazie alla competenza di tanti professionisti, che il prodotto agricolo diventa piatto e il vino diventa racconto. Non un semplice servizio a supporto del turismo ma un pilastro strutturale della ricchezza locale.

Il sistema enogastronomico veronese vale 5/7 miliardi

Sommando agroalimentare, vino, ristorazione, ospitalità e indotto, è ragionevole stimare che il sistema enogastronomico influenzi tra il 15% e il 20% dell’economia provinciale: un valore dunque compreso tra 5 e 7 miliardi di euro.

Questo enorme “PIL del Gusto”, però, si regge su un equilibrio delicato: l’autenticità. Un patrimonio che rischia di impoverirsi se permettiamo che i nostri centri storici vengano fagocitati da format standardizzati e “mangialifici” senz’anima. Difendere la nostra identità e le nostre tradizioni è l’unica via per non disperdere questa ricchezza.

Il punto adesso è questo: Verona smetta di considerare vino, turismo e ristorazione alla stregua di comparti separati ma inizi – davvero – a trattarli come parti dello stesso ecosistema. La vera forza di un territorio non è avere singole eccellenze, ma poterle mettere insieme.

*Presidente Fiepet Confesercenti Verona