Sparita perfino la targa dedicatoria
(Claudio Beccalossi) 16 anni fa! Sembra lontano anni luce ed appartenente ad altri tempi, soprattutto di maggior rispetto e cura, la data del 15 giugno 2010. Quando si svolse la cerimonia d’intitolazione a San Josémaria Escrivá (al secolo José Maria Julián Mariano Escrivá Albás, sacerdote e fondatore dell’Opus Dei, Barbastro, Comunità autonoma d’Aragona, provincia Huesca, Spagna, 9 gennaio 1902 – Roma, 26 giugno 1975, canonizzato il 6 ottobre 2002 da papa Giovanni Paolo II)dell’area verde tra le vie del Pontiere e Pallone, lungadige Capuleti, a ridosso delle mura comunali (o medioevali, risalenti per lo più al XII/XIII secolo), nei pressi di ponte Aleardo Aleardi.

All’evento ufficiale presenziarono alcuni esponenti della Giunta d’allora: il sindaco Flavio Tosi, gli assessori al Patrimonio Daniele Polato, al Tempo libero Federico Sboarina ed all’Istruzione Alberto Benetti, oltre al vicario regionale per l’Italia dell’Opus Dei don Matteo Fabbri.
Oggi il degrado
Quei momenti d’ottimismo, col passare degli anni, sono diventati orgoglio sfumato e presa d’atto della metamorfosi in luogo di degrado umano (spacciatori, drogati, alcolisti, sbandati, vandali ecc.), strutturale (selciato sconnesso ed usurato a rischio per i pedoni, delimitazioni marmoree divelte od assenti ecc.) ed ambientale (verde rinsecchito alternato ad ampie metrature di sola terra ecc.), a poca distanza dall’Arena e dal Comando centrale della Polizia Locale, in via del Pontiere.
Il tratto è ben battuto da passanti (che “tagliano” dal lungadige verso il centro), da studenti delle vicine scuole (nell’ovvio periodo di lezioni) e dai turisti (provenienti, soprattutto, dall’area di sosta dei pullman, nei pressi del Cimitero monumentale), diretti verso le principali mete storico-artistiche della città. Visitatori che ripassano in zona nel ritorno a bordo.
Gli “altri”, dediti a traffici borderline ed illeciti, fanno capolino specialmente nelle ore serali e notturne, aggregandosi ai senza fissa dimora in cerca solo d’una panchina od un rifugio per dormire alla meno peggio, a temperature consone.

Rifiuti vari (bottiglie, lattine, avanzi, cartoni) sono dispersi in giro, nonostante la dotazione di cestini portarifiuti (anche loro puntualmente attaccati dai fanatici per le bombolette spray). I disegnacci riguardano pure centraline presenti.
Ma non basta ancora… Una breccia nelle mura dai mattoni di chiusura tolti di mezzo, una lastra di marmo abbandonata, panchine deturpate, fontanina dal basamento dissestato, cubetti di porfido staccati, foglie secche ovunque.
La targa marmorea di dedica a San Josémaria Escrivá, già prima ben poco rispettata, risulta “sparita” (forse messa al sicuro da ben intenzionati?) e ne rimane solo lo scheletro del supporto metallico.
Chissà se l’attuale amministrazione comunale, così impegnata nella mission del riempire di ciclabili e del ridurre il numero dei parcheggi, s’è accorta di questo disdicevole quadro d’insieme…

