(Gianni Schicchi) Turandot di Puccini, nel fantastico allestimento che le diede nel 2010 Franco Zeffirelli, torna in scena all’Arena da venerdì 7 agosto (vi rimane fino al 11 settembre) con la direzione del maestro veronese Andrea Battistoni.
L’ultima opera di Puccini fu stranamente fra le prime ad essere rappresentata in Arena nel 1928. Nel libretto scritto dai veronesi Giuseppe Adami e Renato Simoni, tratto dalla fiaba di Carlo Gozzi, ebbe sempre molte fortune nel nostro anfiteatro, per molti importanti interpreti che vi prestarono le proprie voci, a partire da Maria Callas nel luglio del 1948.
L’edizione firmata per scene e regia da Franco Zeffirelli debuttò in Arena in un festival a lui interamente dedicato nel 2010, portando al massimo compimento un suo progetto nato ancora negli anni ’80 ed esportato con continue migliorie in Europa e negli Stati Uniti.

Per il nuovo allestimento areniano Zeffirelli si affidò alle creazioni di Emi Wada, celebre costumista per i film di Kurosawa, Greenway, Yimou e Premio Oscar 1986. Ancora oggi dopo 41 recite in 6 stagioni – al di là del sontuoso colpo d’occhio che le scene offrono – si ammira la sua regia per l’abilità nel rendere vivo il personaggio più pervasivo dell’opera e forse più difficile: il popolo di Pechino, quella folla irrazionale che dall’inizio alla fine partecipa alle sorti o addirittura le decreta, dei personaggi principali.
Il casti di Turandot 2026
L’opera è stata presentata ieri, direttamente in anfiteatro, dal vice direttore artistico Stefano Trespidi (ha chiarito che va sempre in scena negli anni pari e che quindi tornerà nel 2028), presente l’intero cast, dal soprano Anna Pirozzi che ricoprirà il ruolo della protagonista, al tenore sudcoreano Seok Jong Baek, già artefice di un felice debutto nell’Aida di pochi giorni fa, ad Alexander Vinogradov (anche lui già in Aida come il collega), alla Liù di Mariangela Sicilia.
Ma erano presenti anche il baritono Gezim Myshketa con i compagni Saverio Fiore e Matteo Macchioni per i ruoli “difficili delle tre maschere” (Mysketa lo ha sottolineato rimarcando come la regia lo costringa anche a ballare e mimare gli aspetti più comici dei tre), fino al direttore del coro Roberto Gabbiani e alla coreografa Maria Grazia Garofoli.
Da tutti sono giunte espressioni di consenso e compiacimento per l’allestimento zeffirelliano e felicitazioni per esserne interpreti ancora una volta (è il caso del soprano Anna Pirozzi). Non sono mancate persino le note di apprezzamento per la vetustà dell’anfiteatro che da buona archeologa le ha rivolto il giovane soprano cosentina Mariangela Sicilia, non nuova a ricoprire spesso la parte di Liù.

Aveva aperto le ostilità il direttore di casa Andrea Battistoni, oggi anche direttore musicale del Teatro Regio di Torino, rammentando come Turandot sia “la partitura che più amo per averla diretta ormai abitualmente in tantissimi teatri e come in Arena sia la mia quarta volta alla guida dell’opera incompleta di Puccini. Ogni volta che ritorno in Arena respiro non solo aria di casa, ma mi compiaccio di trovare sempre migliorie fra le sue componenti artistiche, vuoi in quelle corali che ormai hanno raggiunto un livello altissimo grazie ai sagaci insegnamenti del maestro Roberto Gabbiani. Vuoi pure in quelle orchestrali dove sono stati operati innesti di giovani musicisti molto preparati”.
Un pensiero grato di Battistoni è andato pure al compositore Franco Alfano “che è riuscito a completare l’opera dopo la morte di Puccini, di cui apriremo anche un piccolo taglio solitamente ignorato. Pertanto eseguiremo l’integrale dell’opera”.
Battistoni è diventato ultimamente un prolifico compositore e ad una nostra precisa domanda non ha negato di avere lui pure riscritto il finale di Turandot, confermando che la sua nuova versione andrà in scena a Liegi il prossimo giugno. Turandot andrà poi in scena con una novità assoluta: il coro delle voci bianche. Vedrà il debutto di quelle della Fondazione Arena da poco istituito sotto la guida del giovane maestro veronese Matteo Valbusa.
