(Michael Benini) Non è solo un punto di ritrovo per centinaia di giovani, ma un vero e proprio motore di coesione sociale e spirituale. In un contesto territoriale in continua espansione demografica, l’oratorio si riconferma l’ancora di salvezza educativa per le nuove generazioni e il primo luogo d’integrazione per le famiglie appena arrivate.

È quanto emerso con forza sabato 3 ottobre durante la visita del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, intervenuto all’oratorio “Chiara Luce” di Soave nell’ambito delle iniziative di apertura dell’anno pastorale. Con lui il capogruppo della Lista Stefani al Consiglio Regionale del Veneto Matteo Pressi, già sindaco di Soave. L’incontro con educatori, famiglie e componenti del consiglio ha riacceso i riflettori su una tradizione che unisce storia, impegno civile e fede.

L’oratorio luogo di coesione sociale

«Gli oratori sono sempre stati un punto di riferimento importante per intere generazioni», ha ricordato il Presidente Fontana. «Chi porta avanti questa tradizione svolge un’attività meritoria di cui essere orgogliosi. Qui si custodisce una grande storia e si offrono alle nuove generazioni strumenti preziosi per affrontare il futuro».
Fontana ha voluto richiamare le figure simbolo del centro — la Beata Chiara Luce Badano, San Giovanni Bosco e San Carlo Acutis —, definendole «figure che parlano ai giovani attraverso il loro esempio», prima di ringraziare i sacerdoti don Giuseppe e don Giulio e tutti i volontari per il tempo dedicato alla comunità.

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Il senso delle parole e l’alleanza con le istituzioni

Al di là dell’evento istituzionale, la giornata ha sollecitato una riflessione più profonda sul ruolo di queste realtà. A partire proprio dall’etimologia: la parola oratorio affonda le sue radici nel latino orare, cioè pregare. Non un semplice contenitore ricreativo o un impianto sportivo, ma un luogo fondato sulla preghiera e sulla cura dello spirito, da cui nel tempo sono scaturite personalità di altissimo valore umano. Riconoscere questa matrice originale non significa guardare al passato, ma dare solidità alle risposte presenti.

In una società complessa, vedere fino a 300 ragazzi riempire gli spazi di un Grest estivo non è un fatto scontato. È la prova tangibile di un bisogno reale di riferimenti culturali, sociali e religiosi.
La sfida moderna si gioca infatti sull’integrazione e sulla collaborazione: quando Parrocchia e Istituzioni scelgono di “remare insieme”, si crea una rete educativa capace di dare stabilità ai ragazzi e di permettere alle nuove famiglie di radicarsi nel territorio, creando legami autentici e duraturi. Una tradizione antica che continua, giorno dopo giorno, a costruire i cittadini di domani.