Potrebbe essere un precedente per Verona dove esiste una numerosa comunità islamica
Un esposto alla Procura della Repubblica di Padova accende i riflettori sulla Camera Arbitrale Islamica Italiana, organismo che sul proprio sito si presenta come «La vostra via alla Giustizia Islamica in Italia» e definisce il proprio organo arbitrale «Tribunale Sciaraitico». A presentarlo è l’avvocato Francesco Minutillo, che è membro dell’Assemblea Nazionale di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci.

Un tribunale che giudica in base alla Shari’a è lecito?
Al centro dell’iniziativa ci sono le modalità con cui la Camera descrive il proprio funzionamento. Secondo quanto riportato nell’esposto, il regolamento prevede che i procedimenti siano ispirati ai principi della Shari’a e che, nelle decisioni, vengano applicati i precetti islamici, mentre il diritto italiano sarebbe richiamato per le questioni non regolate dalla Shari’a.

Minutillo chiede quindi alla Procura di verificare la concreta attività dell’organismo, dalle procedure già avviate alle materie trattate, fino alle decisioni eventualmente adottate e all’utilizzo delle clausole arbitrali proposte nei contratti.
L’avvocato sottolinea che la questione, a suo giudizio, non riguarda la libertà religiosa né l’arbitrato privato in sé, ma i limiti entro i quali un organismo di questo tipo può operare nell’ordinamento italiano. «Non sto chiedendo di giudicare una religione – afferma Minutillo – la questione è rigorosamente giuridica». L’obiettivo dell’esposto è dunque verificare se si tratti di una forma di arbitrato privato compatibile con le norme italiane oppure, secondo il quesito posto dal legale, della possibile costruzione di un circuito di giustizia parallelo.
