Il saggio di Curzio Vivarelli
(Marco Spada*) Vi sono libri che nascono come oggetti critici e altri che, più sottilmente, si dispongono come luoghi di attraversamento. L’ultima fatica letteraria di Curzio Vivarelli con i tipi del Tridente – Pound e Carlo Diano. Due scritti e una nota paesista – appartiene senza esitazioni a questa seconda categoria. Difatti, essa risulta essere una perfetta composizione per piani sovrapposti, ove la filologia, il paesaggio e la metafisica si richiamano secondo una necessità interna che si avverte nella tensione di ciascuna riga di testo. L’accostamento tra Ezra Pound e Carlo Diano potrebbe apparire, a uno sguardo superficiale, arbitrario; è invece proprio in questa apparente eccentricità che il libro trova il suo rigore.
Entrambi condividono la medesima postura spirituale nei confronti dell’Europa, la quale rappresenta una forma da custodire attraverso il linguaggio, l’arte e la precisione concettuale. Entrambi – a buon titolo – hanno rifiutato la neutralità accademica e hanno assunto su di sé il rischio di una conoscenza che implica, necessariamente, un giudizio.

Gli scritti italiani di Ezra Pound
Le pagine vergate da Curzio Vivarelli sugli scritti italiani di Pound restituiscono un autore sorprendentemente coerente, distante tanto dalla mitologia dell’irregolare quanto dalla caricatura del fanatico politico. L’italiano di Pound – rigorosamente spigoloso, talora volutamente arcaizzante – si fa veicolo di una pedagogia severa che procedere per figure ed esemplari: Tacito e Plinio, Cavalcanti e la musica rinascimentale concorrono a delineare la condizione radicale che quando la forma si dissolve, anche il senso di giustizia e della misura viene meno. È una diagnosi di civiltà.

Se Pound rappresenta il polo centrifugo e profetico, Carlo Diano è il centro silenzioso attorno a cui il libro ruota. Sottratto alla riduzione specialistica, Diano emerge come pensatore ontologico di primo piano. È nella celebre diade “Forma ed Evento” che si esplica ciò, poiché secondo Diano la forma è ciò che rende visibile e delimitato il mondo, mentre l’evento irrompe ferendo il tempo per renderlo storico. Indi per cui, si genera una tensione feconda che Vivarelli ha colto perfettamente. In questa prospettiva, il pensiero di Diano dialoga idealmente con i grandi nodi della filosofia moderna, restando però fedele all’esperienza greca e rifiutando ogni classicismo decorativo.
La nota paesista
Infine, la sezione conclusiva, la cosiddetta “nota paesista”, costituisce il suggello dell’intero percorso. Il paesaggio adriatico, con le sue dune e le sue luci mutanti, rappresenta il “coagula” di quanto elaborato sul piano teorico. Dunque, cari lettori, sappiate che questo libro vi richiederà una disponibilità rara: quella di lasciarsi condurre senza mappe precostruite, accettando l’analogia come metodo e la memoria come strumento conoscitivo. In cambio vi donerà la percezione – veritiera – che la bellezza sia un destino e che pensare significhi ancora assumersi la responsabilità della forma.
(Il libro, come tutti i lavori di Vivarelli, gode di una cura tipografica unica e lo si può ordinare presso l’autore al costo di 13€).
- Storico e saggista
