Il club è un supermercato

(a.z.) Il calciomercato dell’Hellas Verona ha smesso di essere una strategia, e non sappiamo se mai lo sia stata, per diventare una liquidazione totale. Le partenze ormai certe di Giovane, direzione Napoli per 20 milioni, Cissé per 7 milioni e Unai Nuñez al Valencia, sono solo le ultime tessere di un mosaico che si sta sgretolando sotto i colpi di una logica puramente finanziaria.

Non si tratta di operazioni isolate o di scelte tecniche mirate, ma di un piano sistematico volto a svuotare lo spogliatoio dei suoi pezzi più pregiati, quei pochi che sono rimasti, per fare cassa immediatamente.

La gestione del fondo Presidio Investors appare ormai orientata esclusivamente alla massimizzazione del rientro economico nel più breve tempo possibile, ignorando qualsiasi tipo di programmazione tecnica o ambizione sportiva.

L’Hellas ogni anno vende i migliori e confida in Sogliano

Vendere i giocatori più appetibili, della già povera rosa gialloblù, senza prevedere rimpiazzi all’altezza o puntando nuovamente su scommesse straniere selezionate da Sogliano, significa tradire ancora una volta legame con la piazza e, soprattutto, mettere seriamente a rischio la permanenza nella massima serie. In questo scenario, il club sembra essere diventato un asset finanziario da spremere, piuttosto che una realtà sportiva da difendere, lasciando i tifosi sempre più amareggiati e desolati e la squadra priva di una bussola tecnica.

Privare il gruppo della sua ossatura nel cuore della stagione suggerisce un disimpegno totale dei vertici, più preoccupati dai bilanci che dai risultati sul campo. Il rischio di questa strategia è altissimo: se l’unico obiettivo è il profitto immediato, il campo potrebbe presentare un conto pesantissimo, trasformando la ricerca del pareggio di bilancio in un disastroso autogol sportivo, che condannerebbe l’Hellas alla serie B e alla lunga farebbe anche peggio sul piano economico.