(Giorgio Gabanizza) Poiché le acque inquinate, sporche e venefiche fuoriuscenti dall’inadeguato impianto di depurazione di Arzignano, che tratta i reflui delle concerie della Valle del Chiampo, arrivano con un tubo interrato nel Fratta Gorzone, prima dell’abitato di Cologna Veneta, la Regione con il nuovo giovane presidente finanzia parzialmente il prolungamento del tubo fino a Sabbion (frazione di Cologna Veneta), ironia della sorte, vicino al depuratore di Acque Veronesi.
Cosa cambia? Che le acque “depurate”, ma ancora altamente inquinate, fuoriescono dal tubo prolungato un po’ più in là! Il costo complessivo della operazione è di circa 20 milioni di euro, 10 dei quali stanziati ora dalla Regione che si aggiungono a circa 4 disponibili da tempo, cui dovranno aggiungersi altri 6 che verranno messi a disposizione, bontà loro, da tre consorzi berici, Acque del Chiampo, Medio Chiampo e Viacqua.

Questa idea, di prolungare il tubo, anziché migliorare il sistema di depurazione nel Chiampo, è pensata, dagli amministratori preposti, compresa la Regione, fin dal 2005 e fino ad ora non è ancora venuto in mente che il problema è rappresentato dalle acque “depurate” ancora altamente inquinanti da depurare davvero e non dove e a chi scaricarle. Da tempo a sostenere con determinazione tale costosa ed inutile operazione è il sindaco di Cologna Veneta, Scalzotto, già presidente della Provincia e non più riconfermato dallo stesso centrodestra.
La sua motivazione è semplice, non desidera che le acque scure, sporche ed inquinanti provenienti dalla Valle del Chiampo con il tubo interrato, arrivino nel Fratta Garzone alle porte della sua città attraversandola alla luce del sole, dando uno spettacolo disgustoso. Siano fatte uscire più avanti, appena dopo l’abitato cittadino, seppure sempre in territorio colognese. Insomma non è il micidiale inquinamento a dover essere combattuto con interventi efficaci ed appropriati, l’importante che non inquini casa loro.
In questo modo, con decine e decine di milionate pubbliche (l’inquinamento deriva da imprese conciarie private) vedremo allungarsi il tubo interrato sempre più verso il mare, perché l’acqua sporca e inquinante non è bella a vedersi in superficie per nessuno, tanto il mare è già abbastanza inquinato, veleno più, veleno meno, non cambia molto la sua situazione già compromessa.

Queste scelte scellerate sono l’opposto del buon governo, disprezzano il bene comune, la natura e i suoi esseri viventi, sperperano denari pubblici senza risolvere alcun problema, anzi accettando e subendo l’inquinamento prodotto da imprese private che dovrebbero attenersi all‘articolo 41 della Costituzione. Gli amministratori e la stessa Regione dovrebbero conformarsi agli articoli 9 e 41 della Costituzione. Non sono esenti dal rispetto e dalla rigorosa applicazione delle norme costituzionali, né possono ignorare la tutela dell’ambiente e della salute dei viventi.

Nessuna norma consente a chi inquina il suo cortile di spedire l’inquinamento prodotto nei cortili altrui o nei fiumi o nel mare di tutti , né di inquinare alcunché. Sia fermata questa scelta sciagurata ed eventualmente gli stessi denari siano impiegati con quelli dei privati a perfezionare gli impianti di depurazione delle concerie beriche.
La Regione, inoltre, dovrebbe emanare una legge che imponga a nuovi insediamenti produttivi l’obbligo di usare l’acqua (sempre più scarsa e sempre meno pura nelle nostre falde) esclusivamente a ciclo chiuso e che sostenga, anche finanziariamente, processi di riconversione il tale senso delle attività produttive esistenti, migliorando la loro capacità di depurazione. Ancora meglio sarebbe che altrettanto facesse lo Stato centrale, con nuove norme e con adeguati stanziamenti.
