2026 decisivo per il governo

(Michele Andreasi) Il centrodestra italiano entra in una fase di profonda ridefinizione, segnata da possibili scissioni interne, rinnovamenti generazionali e l’emergere di nuove figure politiche.

Lega

Tra le principali incognite, la più evidente riguarda il vice segretario della Lega, Roberto Vannacci, il cui eventuale ingresso sulla scena con un nuovo partito potrebbe ridisegnare gli equilibri a destra. Secondo diversi analisti il generale, nel caso facesse un partito a sé, sarebbe in grado di erodere consensi soprattutto alla Lega, intercettando parlamentari ed elettori contrari all’invio di armi all’Ucraina e critici verso posizioni europeiste considerate troppo centriste. Ma anche a Fratelli d’Italia, pescando nel bacino di chi si sente deluso dalle forze tradizionali del centrodestra.

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Il mosaico del centrodestra è reso ancora più complesso vista la situazione interna alla Lega. Salvini appare indebolito, stretto tra il ruolo di leader di partito e quello di vicepremier di governo, senza riuscire a imprimere una direzione chiara. Il calo di consenso, le tensioni interne e la concorrenza di Fratelli d’Italia sul fronte identitario e di figure come Vannacci, rendono la sua leadership meno solida. Al tempo stesso, l’ala più amministrativa e liberale del partito, guidata da Luca Zaia, continua a spingere su autonomia, pragmatismo e modernizzazione, evidenziando una frattura strategica che potrebbe accentuarsi nei prossimi anni.

Forza Italia

Forza Italia si prepara a un passaggio cruciale con la convocazione di un congresso nazionale, destinato a chiarire leadership, linea politica e identità del partito nel nuovo contesto post-berlusconiano. Due le impostazioni: da un lato quella riconducibile ad Antonio Tajani, orientata alla continuità con la storica Forza Italia, moderata ed europeista; dall’altro una spinta al rinnovamento, rappresentata da Roberto Occhiuto, che guarda a un partito più moderno, manageriale e capace di intercettare nuove generazioni di elettori e mondi produttivi. Il confronto congressuale non sarà dunque soltanto una sfida interna, ma un passaggio decisivo per stabilire il ruolo che Forza Italia intende giocare nel centrodestra dei prossimi anni.

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Tosi e Tajani

In questo quadro si inserisce anche l’ipotesi, più volte evocata, di una possibile discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi o, in alternativa, di una figura a lui vicina proveniente dal mondo manageriale o da Mediaset. Un’eventualità che potrebbe dare nuova linfa al centro liberale del Paese, riaggregando elettori moderati, imprenditori e professionisti sempre più distanti dalla politica polarizzata e urlata.

Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia resta il principale punto di riferimento del centrodestra, forte di una leadership riconosciuta e di un elettorato fidelizzato, soprattutto sul piano identitario e patriottico. Tuttavia, anche il partito di Giorgia Meloni è chiamato a bilanciare le esigenze della responsabilità di governo con la necessità di non perdere contatto con la propria base più radicale.

MELONI
Giorgia Meloni

Al centro un altro tentativo

A complicare ulteriormente il quadro Matteo Renzi rilancia il progetto della cosiddetta “Margherita 4.0”, una proposta riformista pensata per attrarre moderati e delusi dal Partito Democratico, con particolare attenzione alle aree urbane e al Nord produttivo. Una mossa che rischia di sottrarre spazio elettorale al centrodestra, soprattutto sul versante liberale e riformista.

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Nord/Sud: elettorati diversi

La vera sfida, secondo molti osservatori, resta però territoriale. Il Nord, più produttivo e sensibile a politiche di libertà economica, e il Sud, più assistenzialista e legato al ruolo dello Stato, continuano a orientare il voto in base agli interessi materiali locali. In questo contesto, la capacità dei leader di tenere insieme produttività e protezione sociale, autonomia e coesione nazionale, sarà decisiva in vista delle elezioni del 2027.

In sintesi, il centrodestra italiano si trova di fronte ad una potenziale frammentazione: dalle opportunità di rinnovamento offerte dal congresso di Forza Italia con un possibile rilancio del centro liberale e sulla destra dalle possibili defezioni dalla Lega e dei delusi da FdI. Vi si aggiunge la concorrenza di un’area centrista guidata da Renzi. La partita dei prossimi anni si giocherà sulla capacità di costruire una leadership credibile in grado di tenere insieme visioni diverse e rispondere alle profonde differenze territoriali del Paese.