Verona sotto l’assedio dei virus tropicali: l’allarme da Negrar i tagli ai finanziamenti Oms
Emergenza Chikungunya, il piano degli esperti di Negrar per fermare I virus tropicali dopo i casi di Verona: ma i tagli ai fondi riapriranno la porta ai focolai? L’obiettivo era chiaro, quasi solenne: eliminare le malattie tropicali neglette in 100 Paesi entro il 2030. Un traguardo ambizioso fissato dall’Oms che oggi, però, appare pericolosamente fuori portata. Il motivo non è scientifico, ma politico ed economico: il drastico ritiro dei finanziamenti per la cooperazione e lo sviluppo, sta svuotando le casse della prevenzione globale.
Non è solo una questione di solidarietà verso le aree più povere del pianeta. Sconfiggere queste patologie nei Paesi d’origine è l’unica vera barriera per impedirne la diffusione nel resto del mondo. Quando i fondi vengono tagliati, la ricerca farmaceutica — già scarna per queste malattie “dimenticate” — si ferma e i sistemi di monitoraggio nei Paesi tropicali crollano. Il risultato? I virus viaggiano liberi insieme a persone e merci, trovando in Europa e in Italia territori pronti ad accoglierli a causa dei cambiamenti climatici. Il disimpegno internazionale non è solo un’emergenza umanitaria, è un autogol sanitario che espone le nostre città a rischi che credevamo confinati ai libri di geografia.
Il caso Verona: 69 focolai che accendono l’allerta
Mentre la diplomazia internazionale discute di budget, i fatti bussano alla porta di casa. “L’estate 2025 sarà ricordata in Veneto per il primo focolaio autoctono di Chikungunya: 69 persone contagiate nel Veronese senza aver mai messo piede all’estero”, affermano gli esperti di Negrar in una nota. Non è un caso isolato, come dimostrano i quasi 400 casi registrati a Carpi, a conferma che queste patologie sono ormai un problema di salute globale e non più limitato ai tropici.

Il ruolo dell’Irccs di Negrar
L’Ospedale di Negrar, centro collaboratore dell’Oms e riferimento nazionale per le arbovirosi (come Dengue e Chikungunya), sottolinea come i cambiamenti climatici abbiano creato l’ambiente ideale per la proliferazione della zanzara tigre. «Sicuramente nei prossimi anni avremo diversi focolai autoctoni in Italia durante il periodo estivo-autunnale», avvertono gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive.
“La prevenzione siamo noi”. Senza i grandi finanziamenti internazionali, la rete di protezione diventa “One-Health”: una collaborazione che parte dal basso. Sorveglianza attiva: “Al rientro da viaggi in aree a rischio, se compaiono febbre, malessere o rash cutanei, è fondamentale rivolgersi subito a un centro specializzato“. Azione rapida: “La diagnosi precoce permette di avviare disinfestazioni mirate entro 150 metri dall’abitazione del sospetto “caso zero”, bloccando il focolaio sul nascere”.
Il messaggio del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali è netto: “Le malattie “neglette” (così chiamate perché spesso dimenticate dalla ricerca farmaceutica e dalle agende politiche) colpiscono un miliardo di persone nel mondo e ora reclamano attenzione anche in Europa”.
Zanzare e clima: i passeggeri invisibili
Perché succede qui? La risposta sta in un mix letale tra mobilità globale e crisi climatica. «Insieme alle persone e alle merci, viaggiano anche virus, batteri e parassiti», spiega il Prof. Federico Gobbi, direttore del Dipartimento all’Irccs di Negrar. Il riscaldamento globale ha reso le nostre estati l‘habitat perfetto per la zanzara tigre, il vettore che trasmette sia la Chikungunya che la Dengue.

Il messaggio che arriva da Negrar per la Giornata Mondiale del 30 gennaio è: “Non serve allarmismo, ma massima attenzione. Se la politica internazionale arretra, deve avanzare la responsabilità dei cittadini e dei sistemi sanitari locali per evitare che queste infezioni si radichino definitivamente nelle nostre zone“.
