(di Gianni Schicchi) Eccezionale prestazione de I Virtuosi Italiani nella rassegna “Mozart a Verona” che al Ristori si sono presentati con la nota pianista ucraina Anna Kravchenko in una serata contraddistinta dal tema Grande Classicismo. Nel programma di sala erano infatti inserite note pagine di Mozart, Salieri e Beethoven.
L’intervento della Kravchenko, già vincitrice incontrastata di un Premio Busoni risalente al 1992, era concentrato su due opere pianistiche molto avvicinabili tra loro: il Concerto n° 21 in do maggiore K 467 di Mozart e il Concerto n° 2 op.19 in si bemolle maggiore di Beethoven.
Il lavoro di Mozart è molto noto soprattutto per il suo Andante centrale, una pagina di miracolosa purezza melodica, integralmente dominata da un suggestivo clima notturno, qua e là intimamente percorso da trasalimenti e inquietudini. Sorretto dal morbido incedere delle terzine dei violini secondi e delle viole, il fervido tema principale è avviato dai violini primi per poi continuare col pianoforte che si inserisce proponendolo con estrema delicatezza sostenuto dai pizzicati degli archi.
L’organico del Concerto in si bemolle maggiore di Beethoven è invece semplice (senza clarinetti, trombe e timpani); il linguaggio musicale è così vicino alla grazia cantabile di Mozart come nessuna altra sua opera, sebbene le pretese di virtuosismo da parte del solista siano quasi inesistenti. Dunque neanche con l’ombra di un’indiscussa originalità che già si rivelava nelle contemporanee prime Sonate per pianoforte n° 2, nei primi Trii con pianoforte op. 1 e nelle Sonate per violoncello op. 5. Sembra quasi che Beethoven abbia tentato, piuttosto timidamente, di trovare innanzitutto il modo per fare il suo ingresso nel difficile genere del concerto per pianoforte. Da Mozart sono tratti infatti: l’entrata del pianoforte dopo l’esposizione dell’orchestra, l’impasto timbrico dei legni che indicano il tema e gli archi che accompagnano con i pizzicati, mentre il pianoforte riassume il quadro armonico con arpeggi. Anche il ritmo del Rondò finale è un suggerimento mozartiano, benché proprio qui Beethoven si faccia sentire in prima persona per l’estrosità delle accentazioni sincopate.
Anna Kravchenko è sembrata voler riportare in piena luce il contesto in cui i concerti per pianoforte di Mozart sono nati, con una collaborazione scintillante de I Virtuosi Italiani che hanno colpito ancora una volta per intensità di suono e brillantezza nelle articolazioni, grazie anche all’eccellente supporto dei fiati. La Kravchenko coglie molteplici atteggiamenti espressivi del pezzo, muovendosi sullo strumento con sorprendente scioltezza nel riuscire a sviluppare ammirevoli sfumature di suono e varietà di fraseggio. Scopre una cantabilità lucente nel famoso Andante del concerto n° 21 toccando una tensione inusitata ed uno slancio virtuosistico che esalta il ruolo del solista.
Sembra che tornare su questi concerti, ormai traghettati ed ereditati da innumerevoli tradizioni, interpretazioni e incisioni discografiche, possa essere superfluo o semplicemente ripetitivo, se non addirittura autoreferenziale, eppure in questo concerto c’è stato un incontro autentico tra solista ed orchestra, fusi in un organismo unitario, in grado di mostrarci il concetto del concerto mozartiano, sia sul piano strutturale che timbrico.
Il brano di Beethoven ci è parso invece eseguito con minore “ispirazione” sul piano emozionale (la cadenza del primo tempo ad una velocità supersonica), dove comunque vanno segnalate le indubbie doti tecniche e la musicalità straordinaria della Kravchenko: una dotatissima pianista carica di passione, dalla strumentazione trasparente sulla quale poter disegnare le proprie decorazioni. Più che cordiali le ovazioni del pubblico al suo indirizzo e concessione di due bis.
I Virtuosi Italiani, in un organico rinforzato da fiati e percussioni, hanno completato la serata con la giovanile Sinfonia n° 44 in re maggiore K 81 di Mozart e la nota Sinfonia in re maggiore “La Veneziana” di Salieri. Qualche spettatore si sarà meravigliato della numerazione mozartiana poiché nel catalogo ufficiale del compositore le sue sinfonie si fermano al numero 41. Infatti la paternità della sinfonia 44 è tuttora fortemente in dubbio e sono in molti a credere che la pagina possa invece essere frutto del padre di Mozart, Leopold. Da sottolineare infine la perfetta tenuta tecnica ed emotiva dell’orchestra veronese lungo tutta l’esecuzione delle due pagine. Prima dell’inizio il direttore artistico e violino concertatore Alberto Martini ha commemorato la scomparsa del grande musicologo trentino Angelo Foletto (ha insegnato anche al nostro conservatorio) dedicandogli il concerto.
