La vicenda del crollo della stella cometa della Bra si chiude formalmente con un doppio punto fermo: l’estinzione del reato per alcuni imputati tramite oblazione e il completo risarcimento dei danni al monumento da parte delle compagnie assicurative. Un epilogo che consente alla città di archiviare sul piano giudiziario e amministrativo uno degli incidenti più delicati degli ultimi anni per il suo simbolo più rappresentativo.
Il risarcimento integrale ha permesso di affrontare i costi dei restauri e della messa in sicurezza delle gradinate danneggiate, riportando l’anfiteatro alla piena fruibilità e consentendo la prosecuzione delle attività culturali e degli eventi internazionali. Dal punto di vista operativo, la gestione del danno può essere considerata risolta: il sito è stato ripristinato e la responsabilità economica assorbita senza gravare direttamente sulla collettività.

La lezione della Stella
Resta tuttavia il significato più ampio della vicenda. L’inchiesta ha evidenziato carenze nella pianificazione tecnica delle operazioni di smontaggio e ha acceso un dibattito nazionale sulla compatibilità tra grandi allestimenti contemporanei e monumenti storici fragili. Se il capitolo giudiziario si chiude con ammende e risarcimenti, quello culturale rimane aperto.
La risoluzione del danno segna dunque la fine di una crisi, ma anche l’inizio di una nuova consapevolezza: nei luoghi simbolo della storia, la prevenzione deve valere più della riparazione. Per Verona e per il sistema dei beni culturali italiani, il caso Stella rappresenta oggi non solo una vicenda conclusa, ma un precedente destinato a influenzare regole e prassi future.
