L’allarme dell’assessore veneto allo Sviluppo per la Direttiva europea
Case Green: la direttiva europea presenta criticità rilevanti che rischiano di tradursi in un impatto concreto e negativo per migliaia di famiglie, proprietari di immobili e condomìni, soprattutto in assenza di un quadro nazionale chiaro e di incentivi stabili e strutturali.
A lanciare l’allarme è l’assessore allo Sviluppo economico ed Energia Massimo Bitonci, intervenuto questa mattina a Mestre a un incontro promosso da CNA, dedicato proprio alla nuova direttiva europea, che dovrà essere recepita dall’Italia entro maggio 2026 e che fissa l’obiettivo del raggiungimento della classe energetica E entro il 2030 e della classe D entro il 2033.

«Il tema dell’efficientamento energetico del patrimonio edilizio – ha sottolineato Bitonci – non può essere affrontato esclusivamente come una questione ambientale. Si tratta anche di una questione economica e sociale, che coinvolge direttamente la capacità di spesa dei cittadini».
Secondo l’assessore, le Case Green comportano costi particolarmente elevati per le famiglie. «Cappotti termici, sostituzione degli infissi, installazione di pompe di calore, impianti fotovoltaici e adeguamenti impiantistici complessivi rappresentano un impegno economico molto rilevante. La stima indicativa degli interventi necessari oscilla tra i 30.000 e i 60.000 euro per singola unità abitativa, con variazioni significative in funzione dello stato dell’edificio e della sua collocazione».
In assenza di incentivi stabili e continuativi molte famiglie non saranno in grado di sostenere tali investimenti.

La Direttiva, inoltre, rischia di colpire in modo sproporzionato alcune fasce della popolazione. «In particolare – ha spiegato – gli anziani proprietari di casa con redditi bassi o pensioni minime e le famiglie che vivono in condomìni costruiti tra gli anni ’60 e ’80, dove le decisioni di ristrutturazione sono più complesse e i costi elevati. In questi contesti la riqualificazione energetica non è solo una scelta tecnica, ma una vera e propria sfida sociale, che può accentuare le disuguaglianze e generare nuove fragilità abitative».
