Il documento per il rilancio della sanità italiana

La Conferenza delle Regioni ha definito un documento di proposte sul personale del Servizio sanitario nazionale, frutto di un confronto con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del settore.

La carenza di personale, la ridotta attrattività del lavoro nel SSN e la difficoltà di trattenere i professionisti rappresentano una delle principali criticità, per cui le Regioni guardano all’avvio della contrattazione per il triennio 2025-2027, ponendo come priorità il rafforzamento delle politiche sul personale.

Tra gli obiettivi generali indicati il rilancio dell’attrattività delle amministrazioni regionali e delle aziende sanitarie rispetto al settore privato e ai mercati esteri, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la garanzia di percorsi di crescita professionale effettivi e una valorizzazione economica più adeguata per tutto il personale, sia del comparto sia della dirigenza. In tale prospettiva, viene ribadita la necessità di superare i vincoli di spesa oggi previsti per il trattamento accessorio e di prevedere un incremento stabile delle risorse del Fondo sanitario nazionale, vincolato agli aumenti contrattuali, anche in un’ottica di progressivo avvicinamento ai livelli retributivi europei.

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La Conferenza delle Regioni individua 11 ambiti di intervento strategici per costruire una politica nazionale condivisa sul personale del Servizio sanitario nazionale.

Un primo asse riguarda l’armonizzazione del trattamento economico, sia all’interno delle diverse aree contrattuali sia tra i territori. Le Regioni propongono di accompagnare l’allentamento dei vincoli di spesa con un’armonizzazione dei benefici fiscali applicabili al lavoro pubblico rispetto a quelli previsti nel settore privato, prevedendo inoltre misure specifiche per le aree montane, le isole e i territori maggiormente disagiati.

Particolare rilievo è attribuito ai percorsi di carriera e alla valorizzazione professionale. Le carriere devono essere chiare, finanziate e pienamente attuate a livello aziendale, utilizzando in modo completo le risorse dei fondi contrattuali ed evitando la formazione di residui non utilizzati. La formazione viene riconosciuta come diritto soggettivo e leva strategica per la modernizzazione organizzativa, la crescita delle competenze e il lavoro in équipe multidisciplinari. È inoltre ritenuto necessario proseguire nel processo di armonizzazione dei trattamenti economici dei dirigenti medici, sanitari e delle professioni sanitarie, favorendo una maggiore flessibilità nella distribuzione degli incarichi e nelle retribuzioni di posizione e di risultato.

Un ulteriore ambito riguarda la semplificazione dei contratti collettivi nazionali e il rafforzamento della loro esigibilità. L’obiettivo è garantire un’applicazione uniforme delle norme contrattuali su tutto il territorio nazionale, valorizzando il ruolo delle relazioni sindacali e degli organismi di partecipazione nella definizione degli obiettivi e nei processi organizzativi.

Grande attenzione viene riservata alla trasformazione digitale, considerata uno strumento essenziale per ridurre il carico burocratico e migliorare l’efficienza dei processi. Le Regioni sottolineano la necessità di una governance partecipata dei progetti digitali e di investimenti strutturali nella formazione del personale, affinché le soluzioni tecnologiche siano realmente utili all’attività quotidiana degli operatori.

Il documento affronta anche il tema del riordino delle professioni sanitarie, evidenziando l’esigenza di una revisione dei profili professionali, oggi ritenuti eccessivamente frammentati. In particolare, viene sottolineata la criticità della carenza infermieristica e la necessità di rafforzare la formazione e l’attrattività delle professioni sanitarie, favorendo modelli organizzativi più flessibili e orientati al lavoro multidisciplinare.

Ampio spazio è dedicato alle condizioni di lavoro e alle misure di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Le Regioni propongono politiche di fidelizzazione del personale basate su un miglioramento del clima organizzativo, sul potenziamento del welfare contrattuale e su forme di flessibilità organizzativa, soprattutto nei servizi caratterizzati da attività continuative h24. Viene inoltre richiamata la necessità di intervenire sulla disciplina dell’orario di lavoro, delle eccedenze orarie, delle prestazioni aggiuntive, delle pause, della mensa e dei buoni pasto, nonché sulla corretta regolazione della retribuzione durante le ferie secondo i principi affermati dalla giurisprudenza europea.

Tra le proposte operative figura anche la stabilizzazione della possibilità di svolgere attività libero-professionale in deroga ai vincoli di incompatibilità per il personale del comparto, attualmente prevista in via transitoria fino al 31 dicembre 2026. Le Regioni chiedono al Governo di rendere strutturale questa misura, semplificando al contempo le procedure amministrative.