Stefano Valdegamberi è stato rieletto per la 5ª volta al Consiglio Regionale del Veneto. Questa volta s’è presentato nella Lega. Di radici cattoliche, nel 2005 e nel 2010 era stato eletto per l’UdC. Nel 2015 e nel 2020 nella Lista Zaia. In realtà è un battitore libero, un solista, dotato di grande cultura e proprio per questo difficilmente inquadrabile in un partito. Le sue posizioni politiche sono frutto di un’elaborazione autonoma rispetto a quella del centrodestra, in particolare riguardo all’Europa, alla Nato ed alla guerra in Ucraina. In questi giorni ha raccolto le sue idee in un manifesto che pubblichiamo.

Il manifesto

“Negli ultimi anni, l’Europa ha seguito scelte politiche che si sono rivelate non solo rischiose, ma dannose per la nostra economia e la nostra autonomia strategica. Sotto la guida di Mario Draghi e di altri leader europei, abbiamo visto aumentare la nostra dipendenza energetica dagli USA, mentre il continente veniva progressivamente isolato e la competitività delle nostre industrie compromessa.

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La scelta di puntare esclusivamente sulle politiche green senza un piano di transizione realistico, unita all’isolamento politico ed economico della Russia, ha avuto effetti devastanti: prezzi dell’energia alle stelle, inflazione crescente, riduzione dei mercati di sbocco per le nostre produzioni. Le politiche green incidono oggi per almeno il 25% delle nostre bollette, dimostrando quanto sia stata sottovalutata la transizione e quanto costosa sia senza infrastrutture adeguate. Invece di costruire un mercato euroasiatico stabile, abbiamo innalzato un muro, partecipando a una guerra per procura che serve interessi lontani dai cittadini europei.
L’UE è diventata l’impero della burocrazia, che ammazza le nostre imprese e le nostre produzioni, favorendo quelle provenienti da Paesi senza regole.

Le sanzioni e le controsanzioni hanno avuto un effetto boomerang: continuiamo a vietare l’importazione di prodotti strategici dalla Russia, come l’ammoniaca, e ora si vogliono ulteriori blocchi. Queste scelte stanno facendo lievitare i prezzi dei concimi europei e danneggiando l’agricoltura e l’industria.

Dopo aver svenduto asset pubblici italiani e seguito direttive esterne, Draghi ci ha trascinati in un conflitto indotto con la Russia, come lo stesso segretario di Stato americano Marco Rubio ha ammesso. Oggi ne stiamo pagando le conseguenze: energia più cara, meno mercati per le nostre produzioni, perdita di competitività industriale e obblighi economici mascherati da “premio fedeltà”, come l’acquisto delle loro armi e l’aumento dei dazi alle esportazioni.

Se l’Europa avesse saputo unificarsi ulteriormente, senza i freni imposti da alcuni piccoli Paesi, oggi ci troveremmo probabilmente sull’orlo di un conflitto nucleare, spinti da leadership come quella di Draghi e da membri aggressivi della NATO, come Mark Rutte. La mancanza di autonomia strategica e la subalternità a interessi esterni ci hanno portato a politiche pericolose e prevedibili, le cui conseguenze economiche e sociali sono ormai evidenti.

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Se questi sono i leader a cui dovremmo delegare ulteriore potere e sovranità, personalmente non mi fido. Hanno dato un pessimo esempio nella gestione del potere ricevuto, inseguendo follie ideologiche e assecondando interessi tutt’altro che europei.
Passati gli effetti pirotecnici della finta crescita basata sull’indebitamento (PNRR, Recovery Fund e simili), ci aspetta una crisi nera per mancanza di competitività.

Le cause stanno tutte nelle scelte geopolitiche degli ultimi dieci anni, che ho sempre denunciato. Tutto era prevedibile e i veri strateghi lo sapevano bene. Non venite ora a fingere di dispensare ricette, quando i danni sono sotto gli occhi di tutti.

viktor orban
viktor orban


La soluzione è chiara, già indicata da leader lungimiranti come Viktor Orban:
sospendere gli aiuti militari e finanziari all’Ucraina, evitando di trascinare ulteriormente l’Europa in conflitti altrui.
Riaprire i rapporti commerciali e energetici con la Russia, garantendo approvvigionamenti stabili e prezzi accessibili, senza compromettere la nostra indipendenza strategica.


Solo così potremo costruire un’Europa forte, sovrana e pragmatica, capace di difendere i propri interessi economici e strategici, proteggere i cittadini e tornare ad essere un attore globale autonomo. Questa classe dirigente, rappresentata dal PPE e dal PSE, non è all’altezza di questo compito, essendo stata la principale responsabile dell’imminente catastrofe”.