(Angelo Paratico) In certi quartieri di Verona, come in altre città italiane, si sta diffondendo l’uso dei cassonetti Smart o intelligenti, il loro scopo ultimo è consentire di far pagare una Tari equa che corrisponda davvero a quanti rifiuti produciamo e, dunque, invitarci a produrne sempre di meno. Le card smart e le chiavette Usb permettono di tracciare chi ha messo plastica, vetro, secco o umido nei cassonetti. Nonché di avere una banca dati puntuale che calcola cosa mangiamo, cosa beviamo. Alcuni cassonetti, addirittura, sono tele-sorvegliati, in una sorta di mondo simile a quello descritto nel libro 1984 di George Orwell e anche qui la nostra privacy andrà a farsi benedire.

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Non son tutte rose e fiori

Nelle città italiane in cui sono entrati in vigore ci sono cassonetti intelligenti che si aprono grazie a una card smart, che spesso si smagnetizza e ci impedisce di depositare i nostri rifiuti, ammorbando l’aria. Inoltre, dato che non viviamo in una città perfetta, impediamo a chi passa di potersi disfare dei propri occasionali rifiuti che, dunque, vengono abbandonati in prossimità dei recipienti di raccolta, provocando l’arrivo di roditori e scarafaggi.

A Verona vennero introdotti in via sperimentale dall’amministrazione di Federico Sboarina, i primi risultati furono incoraggianti, ma non si volle vedere che vicino a questi cassonetti si accumulavano montagne di sacchetti pieni di spazzatura indifferenziata.

“Bene i cassonetti intelligenti, ma i rifiuti restano in strada”, titolava un articolo comparso sul quotidiano L’Arena il 19 agosto 2020.

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L’amministrazione Tommasi ne ha poi esteso l’utilizzo, ma senza tener conto che gli anziani e gli handicappati hanno dei problemi ad utilizzare queste tecnologie, che complicano sempre di più la loro vita, spesso senza offrire vantaggi a livello pratico.

A Verona, dopo i test a San Michele e l’estensione ai quartieri delle zone Est e Sud, il nuovo sistema di raccolta combinata approda ufficialmente nella quarta e quinta Circoscrizione. Da Santa Lucia alle Golosine, passando per Madonna di Dossobuono e la Zai, a partire dal 9 marzo oltre 15 mila utenze si preparano a cambiare le proprie abitudini quotidiane.

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Davanti alla Basilica di Santa Teresa

Qualcuno vorrebbe tornare indietro

A Genova hanno sospeso il progetto dei bidoni smart voluto dalla giunta precedente: spesi 30 milioni per sostituire 5.700 cassonetti su 26mila.  Doveva essere un grande investimento nella tecnologia applicata alla gestione dei rifiuti, ma così non è stato, almeno stando ai risultati ottenuti. Sono stati spesi 30 milioni di euro per sostituire 5.700 cassonetti “smart” su 26mila complessivi. Il bilancio è fallimentare e la nuova giunta ha deciso di sospenderlo.

All’origine vi sarebbero alcune problematiche legate alla compatibilità con altri cantieri e progetti e presto la conclusione dovrebbe diventare definitiva. Il consigliere Garzarelli di Genova ha commentato: “Sono numeri che fanno capire la portata del fallimento di questo esperimento, fatto sulla pelle dei cittadini e con livelli di differenziata che restano ben al di sotto delle aspettative”.