(David Benedetti*) C’è stato un tempo in cui per insegnare bastava studiare, vincere un concorso e sedersi ad una cattedra. O almeno così raccontano i docenti più anziani, come si raccontano le favole ai bambini. Oggi, invece, diventare insegnante è una piccola impresa amministrativa che richiede vocazione, pazienza e un portafoglio discretamente allenato.

Il primo ostacolo è capire come si diventa insegnanti. Non è una domanda banale. Tra percorsi abilitanti da 30, 36 o 60 crediti, concorsi ordinari, straordinari, PNRR, graduatorie e aggiornamenti normativi che cambiano più spesso dei programmi scolastici, orientarsi richiede quasi una specializzazione in burocrazia comparata.

Corsa ad ostacoli per diventare insegnanti

Poi arrivano i costi. Perché insegnare è una missione, ma anche un investimento. Il percorso abilitante può arrivare a superare i 2.500 euro, con lezioni da frequentare il sabato e la domenica. A questo si aggiungono tasse universitarie, manuali per prepararsi al concorso e viaggi per sostenere prove organizzate spesso a centinaia di chilometri da casa. Il tutto per accedere a una professione che lo stesso Stato definisce “fondamentale”.

insegnare due

Nel frattempo molti aspiranti docenti fanno supplenze: cambiano scuola, città, talvolta regione, con contratti che scadono puntualmente a giugno. Accumulano esperienza, certo. Ma anche chilometri, valigie e una certa familiarità con l’incertezza.

Poi c’è il tempo delle attese: bando, prova scritta, prova orale, graduatoria, nomina. Mesi che diventano anni. Nel frattempo le scuole hanno bisogno di insegnanti, ma chi vorrebbe diventarlo deve prima dimostrare di saper sopravvivere a un labirinto di piattaforme, scadenze e norme in continuo aggiornamento.

Il messaggio implicito sembra chiaro: insegnare è importante, ma diventare insegnanti lo è ancora di più. Talmente importante da trasformarsi in una prova di resistenza. Superata quella, entrare in classe – paradossalmente – diventa la parte più semplice.

*insegnante Liceo Scientifico