(Simone Vesentini) A Verona abbiamo una fortuna straordinaria: vivere dentro una delle più grandi capitali italiane del vino. Ma il vino veronese non è soltanto immagine, tradizione o bel paesaggio. È economia concreta, è lavoro ed è impresa: attrattività per tutta la città. Quando parliamo di vino, infatti, non parliamo solo di vigne e cantine. Parliamo di una filiera ampia che coinvolge agricoltura, trasformazione, logistica, commercio, ospitalità, turismo, pubblici esercizi ed eventi. 

Una filiera che genera valore ben oltre la bottiglia e che contribuisce in modo diretto alla forza economica del territorio veronese.
I numeri aiutano a capirlo. La sola filiera della Valpolicella ha superato i 600 milioni di euro di fatturato complessivo, con oltre 61 milioni di bottiglie prodotte e una presenza commerciale in 87 Paesi.  

Se poi allarghiamo lo sguardo alle altre grandi denominazioni del nostro territorio: Soave, Bardolino, Custoza, Lugana, Lessini Durello e Garda comprendiamo bene quanto il vino sia uno degli assi portanti dell’identità economica veronese.

Il vino voce importante dell’economia veronese e veneta

Anche il Veneto continua a confermarsi centrale nel panorama nazionale: nei primi 9 mesi del 2025 l’export regionale del vino ha raggiunto circa 2,16 miliardi di euro, pari al 38% dell’export italiano del settore.  Dentro questa forza c’è anche Verona, con il suo patrimonio di denominazioni, aziende e relazioni internazionali.

Per noi ristoratori questo significa molto. Il vino veronese non è un dettaglio in carta: è uno strumento per raccontare il territorio, alzare il valore dell’esperienza, migliorare il servizio e rendere più forte l’offerta della città. Un buon calice veronese, raccontato bene, non arricchisce solo il tavolo: rafforza tutta la filiera dell’accoglienza.

Ed è proprio per questo che l’arrivo di Vinitaly 2026, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, rappresenta molto più di una grande manifestazione fieristica. 

È una festa della città, un momento in cui Verona riafferma con orgoglio una delle sue vocazioni più profonde. L’edizione 2025 ha chiuso con 97.000 presenze da oltre 130 nazioni, con più di 32.000 operatori esteri e oltre 4.000 aziende espositrici: numeri che spiegano bene l’impatto su ristorazione, ospitalità, commercio e servizi.

Come FIEPET Confesercenti Verona,, la federazione dei pubblici esercizi scaligeri, crediamo che il messaggio sia semplice: il vino veronese non è solo un vanto da raccontare, ma una leva economica da valorizzare sempre meglio.  E Vinitaly, ogni anno, ci ricorda che quando Verona sa accogliere, raccontarsi e fare sistema, tutta la città ne beneficia.