La mobilitazione è fissata per il 17 aprile e si preannuncia partecipata anche nel territorio veronese, dove sono circa quattromila le lavoratrici e i lavoratori impiegati nella sanità privata. A proclamare lo sciopero sono le sigle sindacali della funzione pubblica – Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – che denunciano una situazione contrattuale ormai insostenibile.

Al centro della protesta il mancato rinnovo dei contratti nazionali: quelli legati alle associazioni Aiop e Aris risultano scaduti rispettivamente da otto anni, mentre per il comparto delle residenze sanitarie assistenziali e delle case di riposo il blocco si protrae da ben quattordici anni. Una condizione che, secondo i sindacati, penalizza figure fondamentali del sistema, tra cui infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e personale amministrativo.

Nelle scorse settimane, anche in strutture di riferimento del territorio come il Don Calabria e la Clinica Pederzoli, si sono svolte assemblee partecipate per preparare la giornata di mobilitazione, che culminerà con una manifestazione nazionale a Roma. Secondo le organizzazioni sindacali, tuttavia, alcune direzioni starebbero adottando misure per limitare l’adesione allo sciopero, introducendo livelli di servizi minimi ritenuti superiori a quanto previsto dalla normativa.

Il comparto della sanità privata, in larga parte convenzionato con il servizio pubblico attraverso le Ulss e la Regione Veneto, svolge un ruolo cruciale nel garantire continuità assistenziale e nel compensare le carenze del sistema sanitario pubblico. Proprio per questo, evidenziano i sindacati, il personale meriterebbe condizioni contrattuali adeguate e aggiornate.

Nel mirino anche il silenzio delle istituzioni nazionali e regionali. “È incomprensibile – sottolineano le sigle – l’assenza di iniziative da parte del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni, che dovrebbero invece favorire il rinnovo contrattuale”. Una posizione che si rafforza alla luce degli incrementi tariffari già previsti per il settore: oltre 1,3 miliardi di euro nel 2026, destinati a salire a 2 miliardi nel 2027.

Critiche anche alle associazioni datoriali, accusate di non fornire risposte concrete e di sostenere una narrazione di difficoltà economica del comparto, ritenuta non coerente con i dati disponibili. Nel frattempo, secondo i sindacati, si continuerebbe a scaricare sulle Regioni l’onere degli eventuali aumenti salariali.

“La situazione non è più tollerabile – affermano i rappresentanti sindacali –. Non si può parlare di qualità delle cure, attenzione al paziente e benessere degli ospiti senza riconoscere dignità, diritti e adeguata retribuzione a chi ogni giorno garantisce questi servizi”.

Lo sciopero del 17 aprile si inserisce dunque in un quadro di crescente tensione e rappresenta, per le organizzazioni sindacali, un passaggio decisivo per riportare al centro del dibattito il tema del lavoro nella sanità privata.