(di Francesca Romana Riello) Dalle potature all’energia, il vigneto prova a chiudere il cerchio: nel pieno di Vinitaly, tra export e mercati internazionali, c’è un tema che resta più vicino alla terra. Riguarda quello che resta dopo la vendemmia, quando le viti vengono potate e i filari restituiscono un materiale che oggi è soprattutto un costo. Residui vegetali, da smaltire. O, forse, da ripensare.
Se ne è discusso allo stand di Confagricoltura, in una tavola rotonda promossa dal consigliere regionale Alberto Bozza. Il punto di partenza è semplice e concreto: le potature delle viti e anche degli olivi sono trattate come rifiuti. Conferirle ha un prezzo. E quel prezzo pesa sulle aziende.
L’idea è ribaltare la prospettiva: non più scarto ma materia prima, non più smaltimento ma trasformazione. Un cambio che però non è solo tecnico. Significa rimettere mano a una filiera che oggi non esiste davvero, o esiste solo a tratti. E significa decidere dove investire.

Dalle potature all’energia, il vigneto prova a chiudere il cerchio
“Possiamo sostenere il comparto vitivinicolo diminuendo i costi di conferimento dei residui delle potature”, ha spiegato Bozza. La strada indicata è quella dello stoccaggio in aree dedicate e della trasformazione in cippato, da destinare a impianti di cogenerazione: energia prodotta da quello che oggi si paga per eliminare.
Non è un’ipotesi astratta. A Malcesine, il Comune ha avviato una collaborazione con Menz&Gasser che ha portato a un risultato misurabile: l’azienda ha raggiunto un’autonomia energetica del 70% nella produzione di energia elettrica, sfruttando anche fonti alternative legate alla biomassa.
Tra legge regionale e filiera da costruire, la partita è ancora aperta
Un’esperienza che, nel racconto dei promotori, diventa modello. Non tanto per replicarla in modo identico, quanto per dimostrare che la filiera può reggere.
“Quanto realizzato da Malcesine è importante in un’ottica di economia circolare”, ha aggiunto Bozza. Il riferimento è anche a un progetto di legge regionale, attualmente all’esame della seconda commissione, che punta a costruire un sistema più ampio.
Il nome scelto è “Banca del Bosco Veneto”. L’obiettivo è doppio: recuperare terreni abbandonati e dare valore alle imprese forestali. Dentro c’è anche un tassello energetico preciso, con incentivi ai Comuni soprattutto montani per realizzare centrali di cogenerazione e reti di teleriscaldamento basate su biomasse legnose.
Il punto, però, resta operativo. Tra il principio e la sua applicazione si apre uno spazio fatto di logistica, autorizzazioni, investimenti. Alla tavola rotonda se n’è discusso apertamente. La direzione agroalimentare della Regione Veneto, con il responsabile Lucio Della Bianca, ha richiamato le azioni già in campo a sostegno del comparto vitivinicolo , interventi che finora, però, non hanno ancora costruito una filiera strutturata per i residui.
Stefano Marabotto, coordinatore della rete innovativa INNOSAP, ha portato il punto di vista della ricerca. Perché senza tecnologia, il passaggio da scarto a risorsa resta sulla carta.
Il contesto pesa. Il vino oggi è sotto pressione: costi in crescita, margini più stretti, mercati instabili. Ogni voce di spesa diventa decisiva. E così anche le potature, che per anni sono rimaste ai margini del discorso, entrano nel conto economico. La partita è aperta.

