Penelope non vuole un marito, vuole Ulisse
(David Benedetti*) In questi giorni si parla molto, forse troppo, del kolossal del regista anglo-americano Cristopher Nolan, “The Odyssey”, tranquilli non lo faro anch’io, ma una riflessione il poema omerico la merita.
Nell’Odissea tutti sembrano offrire ai protagonisti una vita più facile. Eppure né Penelope né Ulisse la scelgono. Penelope potrebbe sposare uno dei Proci. Non le mancano pretendenti: sono giovani, ricchi, potenti. Eppure li tiene a distanza per vent’anni. Non perché rifiuti l’idea del matrimonio in sé, ma perché non cerca un marito qualsiasi. Cerca Ulisse. Il famoso stratagemma della tela non è il gesto di una donna passiva che aspetta: è un atto politico e di intelligenza con cui difende la propria libertà di scegliere.
Dall’altra parte c’è Ulisse. Anche lui riceve offerte che molti giudicherebbero irresistibili: Circe gli offre piacere e protezione, le Sirene cercano di sedurlo, Calipso gli offre qualcosa che nessun essere umano ha mai avuto: l’immortalità e l’eterna giovinezza. Ed è qui che Omero sorprende.

Perché un uomo dovrebbe rifiutare di essere immortale?
La risposta è che Ulisse non desidera vivere per sempre. Desidera vivere la sua vita.
Quando Calipso gli promette l’eternità, Ulisse sa perfettamente che Penelope è meno bella della dea. Lo dice persino esplicitamente (libro V): riconosce che Penelope è mortale e meno splendida. Ma aggiunge che il suo desiderio è tornare a casa.
Questa è forse una delle pagine più moderne della letteratura occidentale.
Ulisse sceglie la finitezza contro la perfezione
Sceglie una moglie che invecchierà, un figlio ormai adulto, una casa imperfetta, un regno pieno di problemi. Sceglie il tempo che passa invece dell’eternità immobile. Perché?
Perché l’identità, per Omero, nasce dalle relazioni. Senza Itaca, senza Penelope, senza Telemaco, Ulisse non è più Ulisse. Diventa semplicemente un uomo tenuto in vita da una dea.
E Penelope fa la stessa scelta.
Potrebbe rifarsi una vita. Sarebbe perfino comprensibile. Tutti credono Ulisse morto. Ma lei non vuole sostituirlo, perché per lei il matrimonio non è un ruolo da riempire: è un legame con una persona precisa.
E forse è proprio questo il motivo per cui, dopo quasi tremila anni, l’Odissea continua a parlarci
In un mondo in cui tutto sembra sostituibile — gli oggetti, i lavori, perfino le relazioni — Omero racconta due esseri umani che affermano l’esatto contrario. Nessuno può prendere il posto di Ulisse. Nessuno può prendere il posto di Penelope.
Forse è questa la vera risposta alla domanda che attraversa tutto il poema: non perché Ulisse torna a casa, ma perché sa che quella casa esiste solo con Penelope, e Penelope sa che quel regno esiste solo con Ulisse.
In questo senso, l’Odissea non è soltanto il poema del viaggio. È il poema del ritorno come riconoscimento reciproco: dopo tutte le tentazioni del mondo, la più grande conquista non è trovare qualcosa di migliore, ma ritrovare ciò che dà significato alla propria vita.
*insegnante Liceo Scientifico
