(di Francesca Romana Riello) Una bacca scambiata per un mirtillo, un fungo raccolto durante una passeggiata e portato a tavola convinti di conoscerlo, una pianta toccata senza sapere che può irritare la pelle. Con l’estate e le giornate trascorse all’aperto aumentano gli incidenti legati a funghi e piante tossiche. A finire più facilmente nei guai sono soprattutto bambini e animali domestici.
Al Centro Antiveleni di Verona, a Borgo Trento, diretto da Giorgio Ricci, in questo periodo le richieste di consulenza per contatti o ingestioni accidentali diventano frequenti. Il problema non riguarda soltanto ciò che cresce nei boschi: alcune delle piante potenzialmente pericolose sono nei giardini, sui balconi o addirittura dentro casa.
A ingannare è spesso l’aspetto. Le bacche rosse e carnose del Solanum pseudocapsicum, conosciute come ciliegie di Gerusalemme, possono ricordare piccoli pomodori. Quelle lucide dell’Atropa belladonna, per forma e colore, possono essere confuse con i mirtilli.
L’oleandro, per esempio, è tossico se ingerito, ma questo non significa che sia rischioso potarlo o toccarne foglie e fiori: perché provochi disturbi serve ingerirne una quantità consistente.
Il rischio può essere anche nel giardino di casa
Ci sono poi piante che non devono essere ingerite per provocare una reazione. Spatifillo, Ficus Benjamin, Dieffenbachia e stella di Natale, molto comuni nelle abitazioni, contengono ossalati di calcio, concentrati soprattutto nel liquido biancastro che può uscire quando si spezza un rametto. A contatto con pelle e mucose queste sostanze possono provocare arrossamento, gonfiore e dolore.
Diverso il caso della Panace di Mantegazza, che può causare reazioni cutanee con gonfiore e vescicole: l’esposizione al sole della parte interessata può peggiorare i sintomi.
«Il Centro Antiveleni di Verona viene contattato in caso di incidenti che si verificano durante le giornate di sole e le passeggiate nella natura – spiega Matilde Bacchion, medico del Centro Antiveleni dell’Aoui –. I più comuni sono l’ingestione incauta da parte di bambini o animali domestici, ma anche gli errori di riconoscimento».
Tra i casi segnalati ci sono anche tisane e infusi preparati con una pianta tossica al posto di quella commestibile con cui è stata confusa.

Funghi e bacche, i pericoli dell’estate
Con i funghi il problema principale resta il riconoscimento. Un raccoglitore inesperto può confondere una specie commestibile con una tossica e, nei casi più gravi, con una potenzialmente mortale. Le conseguenze cambiano molto a seconda della specie ingerita: si va da gastroenteriti gestibili anche a domicilio fino a intossicazioni capaci di provocare gravi danni al fegato o ai reni, con ricovero e terapie salvavita.
Uno degli esempi indicati dal Centro Antiveleni riguarda le Mazze da tamburo, Macrolepiota procera, molto consumate anche nel Veronese. A un occhio non esperto possono assomigliare ad alcuni funghi del genere Lepiota. Le prime sono commestibili, mentre alcune Lepiota contengono amatossine: ne possono bastare piccole quantità per provocare danni irreversibili al fegato, fino alla necessità, nei casi più gravi, del trapianto epatico.
Nel 2025 i micologi dell’Ulss 9 hanno esaminato 3.241 esemplari di funghi raccolti nella provincia di Verona: 836 sono risultati non commestibili, più di uno su quattro.
Prima di portarli a tavola, meglio farli controllare
Per chi raccoglie funghi è disponibile gratuitamente la consulenza dell’Ispettorato Micologico del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Ulss 9, diretto da Elisa Finco. Il servizio è rivolto agli appassionati, ai raccoglitori occasionali e ai turisti.
A effettuare i controlli è personale sanitario iscritto al Registro nazionale dei micologi, che fornisce anche indicazioni sulla raccolta, sulla conservazione e sul modo corretto di consumare i funghi. Un fungo commestibile, infatti, non è automaticamente sicuro in qualsiasi condizione: anche uno stato di maturazione non adeguato, una cattiva conservazione o una preparazione sbagliata possono creare problemi.
«Attenzione anche ai funghi che sono commestibili, ma che richiedono specifiche maturazione, conservazione e preparazione», avverte Bacchion.
Il Centro Antiveleni di Verona lavora insieme ai micologi dell’Ulss 9 e alle strutture ospedaliere per valutare le esposizioni a rischio e indicare, caso per caso, se bastino alcune precauzioni a domicilio o servano accertamenti in ospedale.
Se non si è sicuri di quello che si ha davanti, quindi, meglio non affidarsi all’occhio e farlo controllare prima di portarlo in cucina.
